MARINA GIULIA CAVALLI: «A otto anni facevo gli gnocchi con nonna Elsa»

MARINA GIULIA CAVALLI: «A otto anni facevo gli gnocchi con nonna Elsa»

Magari non impastavo, perché non avevo neanche la forza per farlo adeguatamente, però lei, per farmi partecipe, mi dava un po’ di impasto già lavorato ed e io mi divertivo a proseguire, soprattutto mi divertivo a sporcarmi con la farina. Poi facevamo i rotolini e a quel punto anche io, con il coltello, tagliavo tanti piccoli pezzettini e quindi facevo le striature con la forchetta. Striature che non venivano tanto bene, ma lei pazientemente aggiustava il tiro».

MICHELA ANDREOZZI: «Per colpa degli uomini odiavo i tagliolini con gamberetti e zucchine»

MICHELA ANDREOZZI: «Per colpa degli uomini odiavo i tagliolini con gamberetti e zucchine»

In un certo periodo tutti gli uomini che incontravo, per fare colpo, mi dicevano: “Ti invito a cena, cucino io”. E tiravano fuori sto piatto di tagliolini, gamberetti e zucchine. Era un classico di qualunque invito senza futuro. Qualche volta che ho mangiato i tagliolini davvero buoni ho pensato di far parte di una lunga lista di conquiste.

MASSIMO GILETTI: «La ricciola al forno mi ricorda nonna Biancamaria, che me la preparava da piccolo»

Mia nonna Biancamaria andava un mese al mare in Liguria in una casa che era un posto meraviglioso, con una bellissima terrazza e su questa terrazza ci faceva mangiare un pesce favoloso: la ricciola al forno. Per renderla ancora più sfiziosa la accompagnava con pomodori pachino ripieni di prezzemolo aglio, timo e cotti al forno con la ricciola stessa.

RICCARDO POLIZZY CARBONELLI: «Volevo fare una pastiera, venne fuori uno strudel con la ricotta»

RICCARDO POLIZZY CARBONELLI: «Volevo fare una pastiera, venne fuori uno strudel con la ricotta»

No, non sbagliai la ricetta, ma gli ingredienti, anzi un ingrediente. Un acquisto sbagliato. Il tutto accadde per la mancanza di tempo. Invece di prepararmi io la pasta frolla, la comprai. Ma invece di comprare la frolla, presi la pasta sfoglia, che per la pastiera non va davvero bene. E’ per questo motivo che a chiunque cucina, suggerisco di preparare sempre in casa l’impasto che gli occorre.

CARLOTTA NATOLI: «A Napoli, a sette anni, ho mangiato la prima volta il souté di cozze e vongole»

«Ero con mio zio Antonio e una sua fidanzata e stavamo andando alle isole Eolie. Arrivati a Napoli, stavamo andando a prendere il traghetto, ma fummo sorpresi da un temporale mostruoso. Per ripararci, si era fatta ora di pranzo, entrammo in un ristorante dove per la prima volta in vita mia mangiai un souté di cozze e vongole. Era caldo, piacevole, e c’era il gusto di mangiare con le mani, senza posate. Una vera goduria per una bambina di sette anni».

EMANUELA AURELI: «Ad una cena galante bruciai il sugo: non fu una conquista»

E’ successo la prima volta che ho detto ad un ragazzo: “invece di andare fuori, andiamo a casa mia”. Decisi di preparare uno spaghetto semplice: aglio, olio e peperoncino. Avevo l’antipasto: prosciutto, melone, crostini col pomodoro, che cominciammo a mangiare dopo che avevo messo a soffriggere l’aglio nell’olio. Mangiando e parlando mi distrarsi, l’aglio si bruciò e l’olio prese fuoco. Non fu una conquista».

CHRISTIANE FILANGIERI: «In Brasile, in spiaggia, mangiavo gamberetti alla brace»

E’ stato nel corso di una vacanza che ho fatto nel ’90 con i miei genitori in Brasile, nel nord est. In spiaggia, come qui vendono il cocomero o il cocco, lì vendono questi spiedini con i gamberetti piccoli fatti alla brace, insaporiti con il lime, che è quel limone piccolo verde che si adopera anche per fare la caipirinha, un cocktail che adoro.