ALESSANDRO CECCHI PAONE: «Feci un viaggio culturale in Sicilia e scoprii anche la cassata»

Di   giugno 19, 2017

Alessandro Cecchi Paone nasce a Roma il 16 settembre 1961. In televisione debutta a soli sedici anni su Rai Uno conducendo un telegiornale per ragazzi. Nel 1983 vince il concorso “Un volto nuovo per gli anni 80”, che gli apre le porte in trasmissioni nazionali e di successo in Rai. Nel 1991 va al Tg2 dove conduce l’edizione delle ore 13. Nel 1993 conduce “Mattina 2”, accanto a Paola Perego e l’anno successivo è alla guida di “La cronaca in diretta”, programma che, con vari nomi e diversi conduttori, è in onda ancora oggi. In virtù del successo ottenuto, riceve un’offerta da Mediaset per proporre un programma simile su Canale 5, ma i risultati non sono esaltanti. Successivamente presenta “Amici animali” e “Mediterraneo sulla rotta di Ulisse”. Su Rete 4, poi, propone le fortunate serie “Appuntamento con la storia” e “La macchina del tempo”. Il successo di quest’ultima lo porta alla guida del canale satellitare MT Channel, rete tematica prodotta da Mediaset per Sky ispirata al programma. In seguito alla chiusura di MT Channel, dal settembre 2006 fino a gennaio 2007 Cecchi Paone è ideatore e conduttore di “Open space”, un salotto-reality show dell’emittente satellitare GAY.tv. Nel settembre 2007 partecipa alla quinta edizione de “L’isola dei famosi”, da cui si ritira dopo cinque settimane adducendo il fatto che gli manca molto la connessione a internet, l’uso del suo palmare, del suo orologio e il cibo. In realtà il motivo della partecipazione stava nell’intenzione di portare argomenti culturali nei reality show, scopo non realizzato data la natura puramente intrattenitiva e ludica di tali spettacoli. Nel 2012 ritorna come naufrago alla nona edizione de “L’isola dei famosi”, condotta da Nicola Savino e Vladimir Luxuria, venendo eliminato nel corso della sesta puntata. Dal 13 ottobre 2012 conduce “Time House – Il tempo della scienza” su TGcom24 ogni sabato in diretta alle 21.30 e la domenica in replica alle 16.30. Nel 2016 ha una breve e tempestosa conduzione del TG4. Dal 30 novembre 2016 conduce su Rete 4 “La settima porta”, magazine dedicato ai grandi e piccoli interrogativi del mondo della conoscenza. Al di là dell’attività televisiva, Alessandro Cecchi Paone ha un’intensa attività culturale. Insegna ‘Marketing della comunicazione culturale’ alla Bocconi di Milano e all’Università Ca’ Foscari a Venezia. È docente di ‘Teoria e tecnica del documentario turistico’ presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e per l’Università telematica internazionale UniNettuno. È docente di ‘Scrittura per la produzione documentaristica’ presso la facoltà di scienze della formazione dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. Insegna anche ‘Documentazione scientifica’ all’Università degli Studi dell’Insubria di Como. Ed infine, è docente presso la facoltà di Scienze della Comunicazione e testimonial dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale.

 

L’INTERVISTA

«La tortilla de patatas è decisamente il mio piatto preferito. Spesso in Italia viene confusa con la frittata di patate, ma assolutamente non è la stessa cosa. E’ il primo piatto spagnolo che ho conosciuto grazie alla mia ex moglie Cristina, ed è stato il piatto più ripetuto durante i nostri sette anni di matrimonio, proprio perché essendo molto semplice lo può fare anche chi, come me, non è proprio bravissimo ai fornelli».

Quando è stata la prima volta che lo ha mangiato?

«La prima volta che lei è stata a casa mia, praticamente all’inizio della convivenza che ha preceduto il matrimonio. In casa c’erano poche cose, non avevamo voglia di uscire perché era cattivo tempo e per cominciare ad assaporare il gusto dell’intimità, quindi lei disse: “guarda c’è una cosa spagnola molto semplice, molto gustosa” e fece questa tortilla de patatas. Ho imparato a farla anche io, proprio perché non è una cosa difficile. E devo dire che ancora oggi, quando la preparo, il pensiero va a quei sette anni che sono stati i più belli della mia vita».

Un piatto che le piace, ma cui è meno legato sentimentalmente?

«Il sushi giapponese. Anni fa ero andato in Giappone per un documentario e lì l’ho mangiato la prima volta. Mi è piaciuto moltissimo ed ora sono abituato a mangiarlo ovunque io vada. Lo trovo in quanlunque parte del mondo ed è un piatto che ha il pregio di unire al gusto l’estetica, perché è estremamente colorato, per i vari pesci crudi che si utilizzano, quindi ti trovi nel piatto il rosso del tonno, l’arancione del salmone, insomma è bello anche da vedere. E poi ha il pregio di essere nutriente, proteico, ma anche leggero. La caratteristica di un piatto di sushi anche consistente è che due ore dopo che hai mangiato hai lo stomaco vuoto».

Le piace molto la cucina straniera?

«Mi piace anche quella italiana, ma non vado certo a cercare di mangiare gli spaghetti in giro per il mondo. Quando viaggio mangio esclusivamente i cibi locali; è il modo migliore per capire dove sei, con chi sei. Quando ho scoperto il sushi la prima cosa che mi ha attirato sono stati proprio i colori del piatto, ma non ero convinto che mi piacesse. Stavo con il mio gruppo di lavoro e qualcuno, che già lo conosceva, mi spinse a prenderlo assicurandomi che non sarei rimasto deluso. E fu proprio così, anzi per me fu una grande scoperta, tanto che è l’unico cibo che ho cominciato a mangiare ovunque nel mondo. E anche a casa mia».

La tortilla di papatas, il sushi: tutte cose che sa preparare. Le piace cucinare?

«Se affermassi una cosa del genere direi una grossa bugia. Oddio, forse non è vero, in fondo ogni tanto mi piace mettermi ad “impiastricciare” qualcosa. Ma non sono molti i piatti che so preparare, Mi piace organizzare delle cene a casa con pochi amici, ma non avrei il tempo per farlo, né le capacità di preparare una cena completa, appetibile. Come risolvo? Ho una governante che cucina prevalentemente per me, ma anche in queste occasioni. Io, magari, scelgo il menù a seconda degli amici che ho invitato, le preparo l’elenco della spesa, poi alcune cose le cucina lei, altre io».

Ovvero le più semplici.

«E’ vero fino a un certo punto. Quando ho tempo e voglia preparo la cassata siciliana, che le assicuro non è proprio semplicissima da fare. Per me è un dolce davvvero eccezionale, che porta con sé tutta la ricchezza culturale e storica della Sicilia sia per gli ingredienti sia per le decorazioni colorate. La prima volta l’ho mangiata proprio in Sicilia, nel corso di un viaggio fatto con mio nonno, mio padre e mio fratello. Un viaggio culturale. Avrò avuto dieci anni e mio padre e mio nonno decisero di portarci a visitare queste meraviglie. Facemmo un giro classico: Palermo, Agrigento, Siracusa Catania. L’assaggiai e non ho mai più spesso di mangiarla».

Che ricordo ha di questo viaggio?

«Innanzitutto questo bel momento di famiglia con le tre generazioni maschili, nonno, padre e nipoti. Passavano insieme dei giorni con l’obiettivo di condividere i valori familiari per la passione per il viaggio, per la cultura, per l’arte, per la natura. Di tutte le cose belle che ho visto, il ricordo più vivo è quello del teatro greco di Siracusa dove poi sono tornato tante volte per vedere le tragedie, le commedie greche».

 

LE RICETTE DI ALESSANDRO CECCHI PAONE

Tortilla de patatas

Sushi giapponese

Cassata siciliana