BARBARA BOUCHET: «Non sono brava come mio figlio Alessandro, ma il mio polpettone è eccezionale»

«Gli spaghetti alle vongole costituiscono il mio piatto preferito in assoluto e sono capace di cucinarli molto bene. Adesso non li mangio più spesso, ma per anni sono stati il mio pasto più frequente, anche perché mi ricordava una serata bellissima, davvero singolare».

Barbara Bouchet, nata in Cecoslovacchia e cresciuta in Germania, trasferitasi in Italia per motivi di lavoro, ama mangiare più di ogni altra cosa un piatto tipicamente italiano, anzi napoletano.

Come mai?

«La prima volta che li mangiai fu a Capri per una folle e romantica idea di mio marito Gigi Borghese, dal quale ora sono separata, ma con cui continuo ad avere ottimi rapporti».

Ci spiega questa folle idea?

«Ci eravamo conosciuti da poco, mi aveva invitata a cena, ed io avevo accettato perché lui mi interessava, ovviamente. Ero convinta che mi avrebbe portato in uno dei ristoranti più in di Roma. Invece mi fece salire in macchina e, senza darmi alcuna spiegazione, imboccò l’autostrada per Napoli. Io ero come frastornata, non capivo, ogni tanto gli chiedevo: ”Ma dove stiamo andando?” e lui non mi dava spiegazioni. “Fidati di me”, si limitava a rispondere. Arrivati a Napoli si diresse al porto e ci imbarcammo sull’aliscafo. Così mi portò a Capri, in uno splendido ristorante, per mangiare gli spaghetti alle vongole ascoltando la musica napoletana. Voleva far colpo con una mossa galante e romantica. E ci riuscì, tanto che ancora oggi quella serata è per me un bel ricordo».

Del periodo in cui è vissuta in Germania, quindi prima di conoscere gli spaghetti con le vongole, quale era il suo piatto preferito?

«Non ho alcun dubbio: l’arrosto di maiale con i knodel, che è bavarese. Non è certo un piatto leggero, però mi è piaciuto fin da quando ero bambina e vivevo, appunto, in Germania».

E’ un piatto che si può fare facilmente in Italia?

«Ma sì. La parola knodel l’ha impressionata, vero? Ma non è una cosa così difficile. Si tratta di sfere fatte con pane raffermo tagliato a pezzetti e poi mischiato con prosciutto, speck, salame, tutto a cubetti, noce moscata, parmigiano. Come vede sono tutti ingredienti che si trovano facilmente dappertutto. Questi si mischiano con le uova e con la farina, fino a che diventa un impasto solido. Si fanno delle sfere della grandezza di un’albicocca e si mettono nell’acqua bollente. Dopo quindici minuti di cottura, si scolano e si versano sulle fette di arrosto».

Sembra che abbia imparato bene a farlo.

«Beh, quando mamma lo preparava io stavo lì a guardare e poco alla volta ho cominciato anche ad aiutarla. Alla fine ho imparato pure io. A volte me lo preparo anche qui a Roma. Cosa vuole, oltre ad essere buono mi ricorda la mia infanzia, in Germania: questo era il pranzo della domenica, perché non è che ci si poteva permettere l’arrosto tutti i giorni. Ed ancora oggi, quando vado a San Francisco a trovare mamma, che ora vive lì, la prima cosa che mi deve fare è l’arrosto di maiale con i knodel e i crauti rossi, perché cucinato da lei è davvero speciale».

Lei lo offre mai ai suoi ospiti?

«Sì, ma soltanto quando vengono a cena i miei due fratelli che vivono qui in Italia. Per ospiti diversi non l’ho mai fatto, perché ha un gusto troppo deciso, troppo forte, quindi temo possa non piacere, allora evito».

Ma le capita di ricevere persone che non siano i suoi fratelli?

«In verità, da un po’ di tempo, mi sono impigrita. Prima preparavo spesso cene, imbandivo bellissime tavolate, andavo a fare la spesa negozio per negozio. Adesso la spesa la faccio sempre io, ma il minimo indispensabile, e velocemente, quindi al supermercato. Non so come mai, ma è un periodo che è così. Più che preparare cene, preferisco andare a casa degli altri. Ma ogni tanto invito anche io».

E quando capita qual è il suo piatto forte?

«Spesso preparo l’unico piatto che i miei figli ritengono sia brava a cucinare, ovvero il polpettone. In effetti io, contrariamente al mio ex marito e a mio figlio Alessandro, che è cuoco di professione, non sono bravissima in cucina. Ho imparato alcune cose per bene, ma il mio menù è molto ristretto. Il polpettone, però, lo faccio proprio bene, sugoso e gustoso. E il ricordo che lego a questo piatto è l’applauso che i miei figli mi fecero la prima volta che lo cucinai, un po’ per prendermi in giro, un po’ perché avevano davvero apprezzato. Ecco, questo è un piatto che non rappresenta tanto un ricordo per me, se non quell’applauso, ma lo sarà per i miei figli. Nonostante siano tanto critici, potranno dire che il mio polpettone era davvero eccezionale».

 

LE RICETTE DI BARBARA BOUCHET

Spaghetti alle vongole

Arrosto di maiale accompagnato da knodel

Polpettone farcito

LA BIOGRAFIA DI BARBARA BOUCHET

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BARBARA BOUCHET: «Non sono brava come mio figlio Alessandro, ma il mio polpettone è eccezionale»
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BARBARA BOUCHET: «Non sono brava come mio figlio Alessandro, ma il mio polpettone è eccezionale»
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È l’unico piatto che i miei figli ritengono sia brava a cucinare, il polpettone. In effetti io, ad Alessandro, non sono bravissima in cucina. Il polpettone, però, lo faccio proprio bene, sugoso e gustoso. E il ricordo che lego a questo piatto è l’applauso che i miei figli mi fecero la prima volta che lo cucinai, un po’ per prendermi in giro, un po’ perché avevano davvero apprezzato.
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Andrea Face