BARBARA DE ROSSI: «La mia specialità? Lo djuvec, un piatto serbo con riso e verdure al forno»

Di   maggio 15, 2017

Barbara De Rossi nasce a Roma il 9 agosto 1960. Nel 1976 vince il concorso di bellezza Miss Teenager in cui presidente della giuria è il regista Alberto Lattuada, che la fa poi debuttare al cinema come figlia di Marcello Mastroianni in “Così come sei ” (1978) e di Virna Lisi in “La cicala” (1980). Dal 1978 al 1982 è stata anche interprete di ben 108 fotoromanzi pubblicati dalla casa editrice Lancio. Nel 1982 ottiene molta popolarità interpretando lo sceneggiato televisivo di Franco Rossi “Storia d’amore e d’amicizia”, in cui recita accanto a Claudio Amendola, Ferruccio Amendola, Massimo Bonetti ed Elena Fabrizi. La consacrazione definitiva le arriva l’anno seguente con il ruolo della giovane marchesa eroinomane Titti Pecci Scialoia nella prima serie televisiva de “La piovra” diretta da Damiano Damiani, in cui recita accanto a Michele Placido ed Angelo Infanti. Il successo prosegue nel 1985 con altre due serie televisive: “Quo vadis?” di Franco Rossi, ambientata nell’Antica Roma, in cui interpreta la schiava Eunice ed “Io e il duce” di Alberto Negrin in cui ha il ruolo di Claretta Petacci. Nello stesso anno è protagonista al cinema del film di Carlo Lizzani “Mamma Ebe”, presentato in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Indefessa lavoratrice, in pochi anni colleziona numerosi altri successi cinematografici e televisivi e, nel 1999 debutta con successo anche in teatro ne “L’anatra all’arancia”, con Marco Columbro. Oltre ai vari impegni come attrice, Barbara De Rossi dimostra la sua versatilità e capacità di mettersi in gioco partecipando nel 2010 al varietà di Rai 1 Ballando con le stelle condotto da Milly Carlucci, classificandosi terza e nell’autunno del 2012 prende parte come concorrente alla seconda edizione di “Tale e quale show”, condotto da Corlo Conti su Raiuno. Il 3 maggio 2013 debutta nella conduzione di “Amore criminale”, in sostituzione di Luisa Ranieri, programma contro la violenza sulle donne, tema a lei particolarmente caro anche prima di occuparsene in televisione. La trasmissione, in onda in prima serata su Rai 3 per sei settimane con buoni ascolti tanto che Barbara viene confermata alla conduzione di tutti i cicli successivi per oltre tre anni. Intanto interpreta per Canale 5 la miniserie “Pupetta – Il coraggio e la passione” che la vede protagonista assieme a Manuela Arcuri, Eva Grimaldi e Ben Gazzara, l’anno successivo è nel film “Universitari – Molto più che amici” diretto da Federico Moccia in cui è la madre di una delle protagoniste. Nel 2015, oltre a condurre un nuovo ciclo di “Amore criminale” è anche tra i protagonisti della quarta stagione della fiction di Canale 5 “L’onore e il rispetto”, accanto a Gabriel Garko e Laura Torrisi. Nell’autunno 2016, non riconfermata alla guida di “Amore criminale” (in cui viene sostituita da Asia Argento), passa a Rete 4 conducendo l’analogo “Il terzo indizio”. Dall’8 maggio 2017 è nel cast di “Selfie – le cose cambiano”, programma condotto da Simona Ventura su Canale 5.

Barbara De Rossi ha una figlia, Martina, nata il 10 ottobre 1995 avuta dal suo secondo marito, il ballerino e coreografo serbo Branko Tesanovic. Dal 2015 è legata a Simone Fratini ex modello e imprenditore di Firenze.

 

L’INTERVISTA

«Uno dei miei pietti preferiti è la parmigiana di melanzane, perché mi ricorda la mia mamma. Io ho cominciato a cucinare molto presto, ho imparato da mia madre, e avendola persa presto, quando avevo venticinque anni, sono molto legata a questo piatto che è uno dei primi che mi ha insegnato. E mi ha anche spiegato diversi trucchetti per far venire le melanzane leggere, che io, naturalmente, ho fatto miei: prima le metto sotto sale, per far perdere l’amaro, poi le premo per far togliere l’acqua, poi le passo nella farina, quindi le friggo e le asciugo una per una nella carta assorbente, per non farle venire pesanti. A questo punto comincia la fase normale. In una teglia prima metto le melanzane, poi la mozzarella, il parmigiano, il sugo, che faccio con tantissimo basilico, e spargo anche dei piccolissimi pezzetti di prosciutto crudo. Ogni strato è così. Tengo a questo piatto non solo perché mia madre lo preparava spesso, ma anche perché, quando, a 22 anni, andai a vivere per conto mio, ogni volta che stavo fuori per un lavoro, al ritorno andavo a mangiare da lei e me lo faceva trovare. Poi si restava a chiacchierare perché le piaceva che le raccontassi tutto del mio lavoro».

Lei lo prepara per la sua famiglia?

«Questo e non solo. Io cucino bene, talmente bene, che il mio fidanzato e mia figlia Martina non hanno mai voglia di andare al ristorante, perché, dicono, come mangiano a casa non mangiano da nessuna parte. Quindi si cucina molto a casa nostra. Il problema è che io per tenere il mio peso forma, non sempre mangio come loro. Non partecipo ai banchetti, però li cucino. Io sono costretta ad accontentarmi dei profumi».

Addirittura banchetti?

«Bè, magari ho esagerato, ma mi riferivo a quando faccio delle cene. Io ricevo spesso, però siccome sono molto gelosa della mia casa, sono poche le persone che entrano, solo quelle con le quali si sta molto bene insieme. Quando organizzo delle cene, però, a casa mia si mangia veramente, non si fa finta: sono stata abituata a onorare gli ospiti per cui preparo anche cose che magari io, per la mia dieta, devo evitare. Però cucino anche lo djuvec, che posso mangiare e ha sempre molto successo».

Di cosa si tratta?

«Lo djuvec è un piatto serbo che si fa al forno con riso e verdure. E’ una vera delizia e dalla prima volta che l’ho mangiato ho voluto imparare la ricetta e lo facevo spesso per la felicità del mio secondo marito, Branko Teshanovic, il papà di Martina, che è serbo e che ama molto questo piatto».

Glielo ha insegnato lui?

«No, me lo ha insegnato la madre. La prima volta che l’ho mangiato era una giornata molto particolare ed io ero tesa, emozionata, perché è stato quando sono andata a conoscere la sua famiglia. Branko ed io ci siamo conosciuti nel 1993 sul set del film “Colibrì rosso”, diretto dal regista ungherese Zsuzsa Boszormenyi e prodotto da Pasquale Squitieri e dalla Rai. Io facevo la tassista a Budapest e lui, che è un danzatore classico, era il protagonista, perché nel film si raccontava, appunto, la storia di un danzatore classico. Subito dopo siamo andati a vivere insieme e dopo un po’ sono andata a conoscere i suoi genitori a Novi Sad, vicino Belgrado. Ero emozionatissima, ma loro, che mi conoscevano perché avevano visto i miei film, mi accolsero con molta simpatia e mi misero a mio agio. E lo djuvec è diventato una mia specialità».

A quanto pare ne ha tante di specialità. Ce ne dice un’altra?

«Il tiramisù, che sembra molto banale, ma io lo faccio in maniera del tutto personale, con i biscotti secchi. Non adopero i Savoiardi né i Pavesini, ma gli Oro Saiwa. Poi faccio una crema molto densa, non con il bianco dell’uovo, ma solo con il rosso, lo zucchero e poi, una volta montato ad arte, densissimo, ci metto il mascarpone e uno strato sì e uno no metto le gocciole di cioccolato fondente. Quando lo preparo penso spesso all’epoca in cui ero ragazza e alla mia caparbietà».

Per quale motivo?

«La mia famiglia è molto numerosa e quando ero piccola tra zii e cugini formavamo un bellissimo gruppo e stavamo molto bene insieme. Ogni tanto decidevamo di fare la gara a chi faceva meglio il tiramisù. Si da il caso che quando vengo tirata in una competizione io sono tremenda e ce la metto tutta. Quindi ho sempre vinto io».

 

LE RICETTE DI BARBARA DE ROSSI

Melanzane alla parmigiana

Djuvec

Tiramisù