CARLOTTA NATOLI: «A Napoli, a sette anni, ho mangiato la prima volta il souté di cozze e vongole»

Di   giugno 19, 2017

Carlotta Natoli nasce a Roma il 29 maggio 1971. Figlia dell’attore e regista Piero Natoli, scomparso prematuramente nel 2001, segue le orme paterne esordendo a soli otto anni con il film “Con fusione”, debutto del padre nella regia cinematografica. Prende parte ad altri due film, ma poi si dedica agli studi e ritorna a fare l’attrice nel 1992 diretta da Michele Placido in “Le amiche del cuore”. Da allora sono innumerevoli i film e le fiction televisive alle quali prende parte. Tra gli altri i film “Ladri di cinema”, diretto dal padre attore e regista Piero Natoli, scomparso nel 2001, “Un inverno freddo freddo”, diretto da Roberto Cimpanelli, e ”La verità vi prego sull’amore”, regia di Francesco Apolloni e, nel 2016, “Amori che non sanno stare al mondo” di Francesca Comencini. Dalla stessa Comencini è stata diretta anche in teatro, sempre nel 2016, in “Tante facce nella memoria”. Nella fiction televisiva è presente nelle prime due stagioni della serie “Distretto di Polizia”, nel film tv “La vera madre”, nella serie “Cuore contro cuore” e “I misteri di Laura”, tutti in onda su Canale 5. In Rai, invece, ha recitato in “Tutti pazzi per amore”, serie diretta da Riccardo Milani e Laura Muscardin, “Il caso Enzo Tortora – Dove eravamo rimasti?”, diretto da Ricky Tognazzi. Dal 2014 è la dolce dottoressa Lisandri nella serie di grande successo internazionale “Braccialetti rossi”, diretta da Giacomo Campiotti, di cui nel 2016 va in onda, sempre su Raiuno, la terza serie.
Legata da molti anni all’attore Thomas Trabacchi, ha un figlio: Teo.

 

L’INTERVISTA

«Un piatto che ricordo con particolare piacere, anche se un po’ strano per una bambina di sette anni, l’età che avevo la prima volta che l’ho mangiato, è il souté di cozze e vongole. Naturalmente lo ricordo non solo perché era buonissimo, ma per tutti i particolari di quella giornata».

Ce li racconta?

«Ero con mio zio Antonio, il fratello di mia madre e una sua fidanzata e stavamo andando alle isole Eolie per trascorrere un periodo di vacanza. A Napoli siamo arrivati con il treno e stavamo andando a prendere il traghetto. Mentre ci incamminavamo per cercare un autobus che ci portasse al porto, fummo sorpresi da un temporale mostruoso e io, forse perché non mi ero riparata per tempo, mi bagnai talmente che dopo pochi istanti ero zuppa come un pesciolino».

Quindi dovette cambiarsi per poter proseguire.

«Sì, ma mio zio pensò che fosse troppo complicato andare a cercare nella valigia tutto ciò che mi serviva, per cui entrammo in un negozio e mi fece rivestire da capo a piedi. Intanto si era fatta ora di pranzo e andammo in un ristorante dove per la prima volta in vita mia mangiai un souté di cozze e vongole. Era caldo, piacevole, poi c’era il gusto di mangiare con le mani, senza posate. Una vera goduria per una bambina di sette anni».

Alla fine, nonostante il temporale, si trasformò in un ottimo inizio di vacanza?

«Altro che ottimo inizio, fu davvero eccezionale. Di quella vacanza le cose che più ricordo sono il temporale che ci prese per strada, che per una bambina era molto divertente, e il souté di cozze e vongole. Naturalmente fu bellissima anche la vacanza. Mio zio, in quegli anni, erano gli inizi degli Ottanta, aveva una casa a Panarea, dove per alcuni anni ha anche vissuto. E a me piaceva moltissimo andare in vacanza con lui in questo posto stupendo, dove ancora non c’era la luce. Era un’isola meravigliosa e selvaggia, mentre adesso ormai è colonizzata. Ma quando mi capita di mangiare il souté di cozze e vongole, penso alla Panarea di quando ci andavo io».

Lei ha imparato a farlo?

«Sì. Oddio, naturalmente quel giorno non ho certo pensato di chiedere la ricetta al cuoco, come ho fatto da grande per altri piatti. A sette anni chi ci pensava ad imparare a cucinare? Poi, un periodo che mi sentivo un po’ nostalgica e pensavo spesso a Panarea, sono andata al mercato dal mio pescivendolo di fiducia e mi sono fatto dire da lui come si faceva. E ora ogni tanto me lo preparo».

Ha chiesto spesso le ricette ai cuochi?

«No, non sono una fissata, però mi è capitato, come quella volta che a Parma ho mangiato per la prima volta i ravioli di zucca. Ero in tournée, con Anna Bonaiuto. Lo spettacolo si chiamava “Terremoto con madre e figlia” dove io facevo sua figlia e mi chiamavo Nì, un abbreviativo napoletano. Il testo era di Fabrizia Ramondino e la regia di Mario Martone. E’ l’esperienza di teatro che ricordo con più piacere, uno spettacolo al quale devo moltissimo».

Come la scoperta dei ravioli di zucca? Scherziamo, naturalmente.

«Certo, comunque i ravioli di zucca sono il ricordo di una bellissima serata trascorsa con Anna, con la quale ero diventata molto amica, che mi invitò a cena. Naturalmente accettai, ma le chiesi perché. “Per premiarci per la tournée che stiamo facendo”, rispose. “Siamo brave”, aggiunse, “stiamo avendo successo, è giusto che ci prendiamo una serata tutta per noi”. Così, dopo lo spettacolo, andammo in un ristorante molto elegante che conosceva lei e mangiai i ravioli di zucca. Erano veramente particolari, c’era un giusto impasto con la noce moscata. Mi piacquero talmente che preferii prendere un altro piatto di ravioli anziché secondo e contorno. Fu una serata stupenda. Ci divertimmo moltissimo a bevemmo anche un po’ troppo, ma prima riuscii a farmi dare la ricetta, cosa che invece non mi è riuscita con mia nonna per un suo dolce».

Come è possibile, sua nonna le ha negato una ricetta?

«Proprio così. Mia nonna faceva una torta di mele di cui ho un ricordo meraviglioso. Era molto friabile e aveva un sapore particolare che non sono mai riuscita a trovare in altre torte di mele. Il motivo è che, lo diceva lei stessa, aveva un ingrediente segreto che non ha mai rivelato a nessuno. Aveva un libro di ricette ed io ho copiato da quel libro, ma il suo ingrediente segreto non c’era scritto. Andavo tutte le domeniche a pranzo da lei e la vedevo mentre la preparava, però c’era sempre un momento in cui faceva uscire chiunque fosse presente in cucina, chiudeva la porta e metteva chissà cosa. Poi magari era solo una questione di dosaggio, ma questo mistero lo faceva per ogni piatto. Non sono mai riuscita a vederla terminare di preparare una pietanza, per cui la mia torta di mele ho dovuto inventarmela io».

 

LE RICETTE DI CARLOTTA NATOLI

Souté di cozze e vongole

Ravioli di zucca

Torta di mele