CHRISTIANE FILANGIERI: «In Brasile, in spiaggia, mangiavo gamberetti alla brace»

Di   giugno 19, 2017

Christiane Filangieri nasce a Wurzburg, in Germania, il 21 agosto 1978 da madre boema e padre napoletano, vive i primi anni della sua vita in Brasile con la famiglia, poi a Caserta, quindi a Roma. Per un breve periodo lavora come accompagnatrice turistica e poi come modella. Nel 1999 esordisce nel cinema con il film “Non lo sappiamo ancora”, in cui interpreta il ruolo di Marina e, sempre nello stesso anno, è la testimonial della compagnia telefonica TIM, comparendo oltre che sul materiale pubblicitario anche in diversi spot legati tra loro da una sorta di storia in evoluzione. Successivamente recita in varie fiction tv, tra le quali “Perlasca. Un eroe italiano”, regia di Alberto Negrin, con Luca Zingaretti, del 2002, “Amanti e segreti” (2004) e “Amanti e segreti 2” (2005), dirette da Gianni Lepre. Nel 2006 è Lorenza Petrai ne “I colori della gioventù”, regia di Gianluigi Calderone. Nel 2007 gira la serie “Ho sposato uno sbirro”, con la regia di Carmine Elia, in cui è protagonista insieme con Flavio Insinna, con la partecipazione di Giovanna Ralli, Barbara Bouchet e Luisa Corna, ottenendo successo e popolarità, cosa che si ripete con “Ho sposato uno sbirro 2”. L’ultima fiction cui prende parte è “Il paradiso delle donne”, in onda su Raiuno dall’8 dicembre 2015.

 

L’INTERVISTA

«Il primo piatto che mi viene in mente pensando ai miei preferiti è il pollo al forno con le patate e con la birra. E’ una ricetta di mia madre che mi ricorda tanto la domenica, quando andavo al liceo, perché questo era il pranzo domenicale. Nella mia camera arrivava il profumino del pollo che si cucinava e mi faceva pregustare il pranzo».

Christiane Filangieri, padre napoletano e madre boema, nata in Germania, ma vissuta in diverse parti del mondo, ha avuto modo di assaggiare i piatti più disparati e quando organizza delle cene, agli amici fa gustare pietanze che assolutamente non conoscono.

«Il pollo al forno con patate e birra non è fra queste – dice la Filangieri – so bene che si fa anche in Italia. Sinceramente, però, considerando le patate e la birra, alimenti molto adoperati in Germania, mi fa pensare che sia di origine tedesca. Ma non è una specialità poco nota. Io lo faccio spesso, anche perché è molto semplice: prendo il pollo a pezzi e lo faccio insaporire con olio, sale e rosmarino, bagnandolo poi con il limone. Lo metto nella teglia insieme con le patate, delle fettine di limone e tanto rosmarino che adoro. Prima lascio insaporire tutto a crudo, poi metto a cuocere nel forno aggiungendo ogni tanto un po’ di birra. Il segreto è questo, mettere la birra di volta in volta. Si forma un sughetto molto gustoso che ogni tanto, con un cucchiaio, raccolgo e verso sul pollo e sulle patate, altrimenti si asciugano. E questo sughetto è una delizia. Tanto che alla fine, da buona partenopea, faccio la scarpetta, ovvero intingo il pane nel sugo rimasto nel piatto».

Ci parla di un’altra ricetta sicuramente non italiana?

«I gamberetti allo spiedo cotti alla brace. Oggi si cucinano anche in Italia, ma forse quando li ho mangiati la prima volta io non c’era quest’abitudine. E’ stato nel corso di una vacanza che ho fatto nel ’90 con i miei genitori in Brasile, nel nord est. In spiaggia, come qui vendono il cocomero o il cocco, lì vendono questi spiedini con i gamberetti piccoli fatti alla brace, insaporiti con il lime, che è quel limone piccolo verde che si adopera anche per fare la caipirinha, un cocktail che adoro. Li preparano al momento, perché trasportano un carrettino dove hanno un barbecue sempre pieno di questi spiedini. Anche se abbiamo vissuto in Brasile, noi non eravamo mai stati in quella zona, quindi fu una sorpresa. Ci piacquero tanto che li magiammo tutti i giorni per il resto della vacanza».

Naturalmente a Roma li cucina. Non è difficile, vero?

«Si, non è difficile, ogni tanto li cucino. Spesso con mia madre, e ricordiamo quei posti. Naturalmente il gusto è un po’ diverso con il limone che abbiamo qui e non con il lime, ma ci accontentiamo. Un’altra differenza è che a Roma non posso certo accendere la brace in casa, quindi li faccio sulla piastra. Li faccio insaporire a crudo con un po’ di olio e sale e nello spiedino metto anche delle fettine di limone. Non è proprio la stessa cosa, ma sono comunque buoni. Spero di riuscire, prima o poi, a ritornare in Sud America e mangiarli lì».

A quanto pare il Brasile le è rimasto nel cuore.

«Non potrebbe essere diversamente. Ho vissuto in quel Paese da piccolissima fino a cinque anni. In pratica il portoghese è la prima lingua che ho imparato. E proprio quando ero piccola ho mangiato il maracujà, chiamato frutto della passione, che è amarissimo, quindi è strano che possa piacere a una bambina, invece a me piaceva tantissimo. Io lo tagliavo in due, sopra ogni parte mettevo dello zucchero e con il cucchiaino mangiavo la polpa con i semini dentro».

Non ci dirà che riesce a mangiare il maracujà anche in Italia.

«Purtroppo no, però poco tempo fa un’amica brasiliana mi ha fatto scoprire un modo per gustarlo maggiormente adoperando solo il succo, che in Italia si trova nei negozi specializzati in alimenti esotici. Una confezione è un litro e mezzo. Si prende questo succo, si mette nel frullatore con un barattolo intero di latte condensato, che è molto dolce, e una volta amalgamato il tutto si versa nelle coppette che si mettono in frigo ottenendo una mousse deliziosa. Se provoca davvero la passione? Sicuramente la voglia di mangiarne ancora».

 

LE RICETTE DI CHRISTIANE FILANGIERI

Pollo alla birra

Spiedini di gamberetti

Mousse di maracuja’ (il frutto della passione)