EMANUELA AURELI: «Ad una cena galante bruciai il sugo: non fu una conquista»

Di   giugno 19, 2017

Emanuela Aureli nasce a Cesi (Terni) il 27 maggio 1973. Esordisce nel 1992 ne “La Corrida” di Corrado, su Canale 5. Dopo varie esperienze saltuarie, nel 1995, partecipa a “Aria fresca”, su Telemontecarlo, mentre nel 1996 è nel cast di “Su le mani”, programma di Rai 1. Dal 1997 al 1999 è tra gli ospiti fissi di Domenica in, dove esegue le sue imitazioni.
Nel 1999 partecipa anche a “Sanremo estate” e “Caccia al lupo”, Nel settembre dello stesso anno passa a Canale 5 e partecipa al programma che la farà conoscere ancora di più al pubblico, Buona Domenica, voluta da Maurizio Costanzo. Vi rimane per ben sette stagioni, fino al 2006. Nell’estate 2007 torna su Rai 1, come ospite fisso, a “Stasera mi butto” e nella stagione 2007/2008, a “Domenica in” condotta da Lorena Bianchetti. Oltre alla televisione Emanuela Aureli si dedica anche al teatro con vari spettacoli tra cui “A viso aperto” e, nel 2010, è tra le protagoniste di “Menopause The Musical” insieme ad altre tre interpreti scatenate e trascinanti come Fioretta Mari, Fiordaliso e Manuela Metri. Dal 2012 è tra i coach, ovvero i preparatori dei concorrenti di “Tale e quale show”, programma di grande successo di Raiuno condotto da Carlo Conti.
A 42 anni, annuncia di aspettare un bambino dal suo compagno Sergio Di Folco, che, nel novembre 2015 sposa in segreto con rito civile a Rocca d’Arce, in provincia di Frosinone. Il 3 Dicembre 2015, dà alla luce Giulio.

 

L’INTERVISTA

«Durante le tournée mangio fuori e devo dire che spesso mi succede che assaggio qualche cosa di nuovo che mi piace e cerco di farmi dare la ricetta. Uno di questi casi è stato con il farro condito con rughetta, scaglie di parmigiano, pomodori pachino, sale e olio. Tutto a crudo, meno il farro, naturalmente. E mi è piaciuto davvero tanto. E’ stato alcuni anni fa; era la sera del debutto del primo spettacolo che facevo in un grande teatro, “A viso aperto”, a Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena e dopo lo spettacolo, che ebbe un enorme successo, mangiai nel ristorante dell’albergo dove alloggiavo. E mangiai questo farro condito. Sarà stato per il debutto in un grande teatro e per il successo riscosso, certo io ero euforica e forse anche per questo quel piatto mi piacque molto ed ho sempre piacere a rimangiarlo e anche a riproporlo ai miei ospiti».

Che riceve spesso?

«Ora ho il bambino piccolo, poi ci sono gli impegni di lavoro, per cui non lo faccio più frequentemente come prima, ma mi piace molto. Ogni volta che organizzo una cena faccio una tavolata di dieci, quindici persone. Non mi spaventa cucinare per molti, faccio la cucina casareccia, umbra, abbastanza semplice. Ad esempio una ricetta che amo preparare per gli amici, e che allo stesso tempo mi ricorda l’infanzia, sono le frittelle dolci e salate. Le frittelle erano il piatto che veniva cucinato a Cesi, dove abitavano i miei nonni, in occasione dei festeggiamenti per Sant’Erasmo, il santo patrono di questo piccolo paesino in provincia di Terni. E’ un piatto veloce, semplice, che preparo quando ho molti ospiti a casa e poco tempo da passare davanti ai fornelli».

Dunque lei, Emanuela, durante la festa del santo patrono, faceva scorpacciate di frittelle?

«Esattamente, ne mangiavo anche tre, quattro di seguito, facendo arrabbiare i miei genitori, che temevano potessi fare un’indigestione di questo alimento. Mi ricordo che il profumo di questo piatto si sentiva per tutte le strade di Cesi: prima che sfilasse il carro con il santo, infatti, le donne del paese si davano appuntamento in piazza. Lì erano sistemati, su alcuni bracieri, dei pentoloni con l’olio bollente, dove si facevano così via via tantissime frittelle. Oggi, come le dicevo, sono la mia specialità a tavola, anche perché utilizzo un piccolo “trucchetto” per renderle più soffici e appetitose».

Quale?

«Le getto nell’olio bollente per qualche secondo. Poi, con una schiumarola, le tiro su e le scolo su una carta assorbente. Poi le getto nuovamente nell’olio fino a quando non diventano dorate e le servo con lo zucchero o con il sale. In questo modo mantengono la fragranza giusta e restano molto friabili. Spesso, poi, a casa le propongo come antipasto per l’aperitivo insieme alla pizza farcita».

Cioè?

«Compro la pasta sfoglia già pronta e la farcisco con prosciutto cotto e sottilette. E sono proprio le sottilette l’ingrediente segreto di questa pizza speciale».

Perché, Emanuela?

«Perché le sottilette, a differenza di altri formaggi a pasta molle, nel forno non diventano troppo liquide, mantengono una consistenza giusta, ideale per farcire l’interno di una pizza. Questo piatto me lo ha insegnato mia sorella, che è mamma di due ragazzini molto vivaci. Lei, che ha sempre fretta tra un impegno e un altro, spesso la sera prepara questa pizza farcita facendo contenti figli e marito. E anche io, che spesso vado di corsa come lei, ho imparato a farla così appetitosa».

Quando invece ha più tempo libero da dedicare alla cucina, che cosa prepara di speciale?

«Le fettine di vitello avvolte nelle sottilette, un alimento che, evidentemente, utilizzo spesso in cucina. Ho imparato a fare queste fettine da mia zia, Teresa, la sorella di mia nonna, quando ero bambina. Quando tornavo da scuola passavo spesso di fronte alla sua casa: essendo sempre ora di pranzo, qualche volta capitava di intravederla dalla finestra mentre era ai fornelli e cucinava questa bontà. Così spesso le chiedevo di farmi assaggiare una delle sue fettine con le sottilette, che erano proprio squisite, sublimi. E infatti oggi cucino spesso questo secondo che mi ricorda i tempi della scuola media, e la spensieratezza di quell’età».

Le sue fettine sono identiche a quelle che faceva sua zia?

«Bé, quel sapore per me resta inconfondibile, unico. In ogni caso ho sempre cercato di rifare le fettine come le faceva lei, utilizzando il burro al posto dell’olio. Sa perché? Perché il burro ha un sapore molto delicato, che si sposa bene con quello delle sottilette. Dopo aver messo sul fuoco queste fettine, prima di servirle, bisogna aspettare che burro e sottilette si sciolgano insieme, creando una “pastella” davvero speciale. Le assicuro che con questo secondo ho sempre spopolato tra amici e parenti».

Sua mamma le ha insegnato anche qualche ricetta?

«Certo, tante, e la mia preferita è quella delle ciriole con tartufi. A questo piatto mi legano ricordi di infanzia molto belli. La ciriola è un tipo di pasta molto semplice, acqua e farina, e il piatto mi fa ricordare mio nonno che aveva la passione di andare alla ricerca di tartufi. In campagna, vicino Terni, lui aveva un orticello dove coltivava le verdure per la famiglia e teneva due cani addestrati alla ricerca dei tartufi. Ogni tanto ci faceva la sorpresa di portarne. Ricordo le feste che gli facevamo quando ci mostrava i tartufi, mia madre che cominciava subito a preparare le ciriole, e mia sorella ed io che eravamo lì a guardarla».

Aiutavate a fare la pasta?

«In verità noi proponevamo di aiutare, ma mia madre diceva di no, ci mandava via, perché sapeva che noi, con la scusa di aiutare, sottraevamo le ciriole crude e le mangiavamo. Ma anche se non si faceva aiutare noi riuscivamo egualmente a prenderne qualcuna in un momento di sua distrazione. Ad essere sincera ho sempre pensato che qualche volta facesse finta di distrarsi per lasciarci il piacere di prendere la pasta cruda e mangiarcela. Ma questo succede anche adesso, quando vado a trovarla e mi prepara questo piatto perché sa che mi piace tanto».

Lei non sa farlo?

«Ma sì che lo so fare, anche se, non avendo tempo, le ciriole le compro confezionate, non le preparo io. Gliel’ho detto che cucino, altrimenti come avrei fatto a sopravvivere quando mi sono trasferita a Roma per studiare psicologia all’università e cominciare a fare questo lavoro? Ricordo che abitavo a piazza Bologna, insieme ad altre quattro ragazze, e a giro cucinavamo tutte. Ci divertivamo, ed ognuna aveva una specialità. Io in casa ci stavo poco, perché quando lavoravo, oltre a studiare, avevo poco tempo, così quando toccava a me mi gettavo sulle fettine panate che erano veloci da fare. Solo che c’era una delle quattro ragazze che non sopportava il fritto, anche per non ingrassare; allora ho provato a farle al forno e sono venute bene. Vicino ci metto le patate, però fritte. Su quelle non transigo».

Ha mai provato a cucinare per conquistare?

«Sì, e non lo avessi mai fatto. E’ successo la prima volta che ho detto ad un ragazzo: “invece di andare fuori, andiamo a casa mia”. Era già un mese che stavamo insieme. Come al solito avevo poco tempo, quindi decisi di preparare uno spaghetto semplice: aglio, olio e peperoncino. Avevo l’antipasto: prosciutto, melone, crostini col pomodoro, che cominciammo a mangiare dopo che avevo messo a soffriggere l’aglio nell’olio. Mangiando e parlando mi distrarsi, l’aglio si bruciò e l’olio prese fuoco. Non fu una conquista».

 

LE RICETTE DI EMANUELA AURELI

Insalata di farro

Frittelle dolci e salate

Pizza farcita con pasta sfoglia

Fettine al formaggio

Ciriole con tartufi

Fettine panate al forno con patatine fritte