ENZO DECARO: «Apro il frigorifero e invento la cena con quello che c’è»

Di   giugno 19, 2017

Enzo DecaroEnzo Decaro nasce a Portici (Napoli) il 24 marzo 1958. Il suo vero nome è Vincenzo Porcaro. Artista poliedrico: attore di cinema, teatro e televisione, nonché sceneggiatore e regista. Laureato in Lettere all’Università di Napoli, inizia presto a fare teatro insieme con Massimo Troisi e Lello Arena nel trio comico cabarettistico “I Saraceni” che poi cambierà nome diventando “La smorfia”. Con questo gruppo esordisce in televisione nel 1977 col programma di varietà “Non stop” al quale seguiranno, sempre in Rai, “La sberla” (1978), “Effetto smorfia” (1980) e altri. Scioltosi il gruppo comico, Decaro prosegue la sua attività di artista, sia come regista che come attore, televisivo e teatrale. Nel 1998 il successo della fiction “Una donna per amico” lo riporta alla ribalta nazionale. Da allora sono innumerevoli le fiction cui prende parte, tra cui “Provaci ancora prof”. Non pago dei suoi impegni professionali, è anche docente di Scrittura Creativa alla facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Salerno.

 

L’INTERVISTA

«Mi è sempre piaciuto molto cucinare e quando i miei figli erano piccoli lo facevo spesso. E improvvisavo. La cosa divertente era quando un piatto che avevo inventato riscuoteva molto successo: loro mi chiedevano di rifarlo e io non ci riuscivo perché proprio non ricordavo né gli ingredienti né le quantità. Una sola volta sono riuscito a rifare un primo che era molto piaciuto. Sarà perché mi riporta indietro nel tempo, sarà per i consensi ricevuti dai bambini, ma quello resta uno dei miei piatti preferiti».

Enzo Decaro, attore napoletano nato con lo storico gruppo de “La smorfia” formato anche da Massimo Troisi e Lello Arena, poi interprete di innumerevoli fiction, non nasconde la nostalgia che prova parlando di questo piatto inventato tanti anni fa. «Le confesso che ricordo con tenerezza il periodo dei piatti improvvisati», racconta. «Proponevo le mie invenzioni ai bambini e aspettavo il giudizio. Guardavo le loro facce: quando erano molto carine, ma non dicevano niente, voleva dire che quello che avevo fatto era passabile. Quando, invece, riusciva bene, c’era l’apprezzamento, come nel caso della pasta al frigorifero».

Pasta al frigorifero?

«Sì, tubettoni al pomodoro, ma la chiamavamo così perché l’avevo fatta aprendo il frigorifero e scegliendo gli ingredienti tra le cose che vi avevo trovato: pomodorini, noci, formaggio e mandarini. E il sugo lo avevo fatto con i pomodori e le noci, poi, una volta pronto, avevo aggiunto il formaggio a pezzetti, e alla fine una grattuggiata di mandarini, come se fosse stato parmigiano. Non sia incredulo, le assicuro che è buona. Ancora adesso la faccio, resta una mia specialità, anche se ora è un po’ più studiata, più ragionata, mentre la prima volta fu alla “come mi viene”».

Ma al di là di questa pasta, lei cucina?

«Si, quando posso lo faccio molto volentieri, mi piace. E naturalmente faccio anche la spesa, perché sono convinto che chi cucina il piatto lo prepara quando va a fare la spesa, prendendo spunto da quello che vede. E’ per questo che amo i mercatini, dove girando tra i vari banchi resti attratto da qualche ingrediente e decidi cosa cucinare. Poi mi fanno impazzire i furgoncini, forse perché a Napoli una volta ce n’erano tanti. I contadini caricavano la frutta e le verdure sull’Ape, il furgoncino a tre ruote che esisteva una volta, e andavano in città a vendere i propri prodotti. Ancora oggi, quando ne incontro uno, non so resistere e mi fermo a comprare».

Niente supermercato, dunque?

«Più che i supermercati trovo fondamentali i negozi che aprono “after hour”, fuori orario, perché ti permettono, anche in piena notte, di acquistare qualche cosa. Per chi fa il mio lavoro, dove gli orari sono spesso assurdi, questi negozi sono importantissimi. Quindi per la spesa io vado tra i due estremi: il piccolo contadino che viene dalla campagna e ti porta i prodotti genuini, e il negozio all’avanguardia, aperto di notte, dove ci sono le cose più difficili da trovare, come quello che mi occorre per fare, ad esempio, il rice & dahl, una pietanza tipica indiana».

Tra la cosiddetta pasta al frigorifero e il tipico piatto indiano è un bel salto.

«Evidentemente anche per i piatti vado tra i due estremi. Vede, io sono andato spesso in India, sia per lavoro, sia per motivi personali, un mio percorso, un mio cammino di ricerca che mi ha portato lì. Sono affascinato da quel paese e la cosa che mi piace è la semplicità, ma anche l’estrema complessità. Il “rice & dahl”, ad esempio è il loro piatto nazionale. Si tratta di riso e lenticchie gialle, quindi semplice come l’acqua, ma ha una tale varietà e possibilità di accompagnamenti, condimenti, spezie, che anche se mangi lo stesso piatto per venti giorni, ti sembra di mangiare ogni volta una cosa diversa».

E lei lo sa cucinare?

«Sì, non è difficile. Io ormai sono un esperto, tanto è vero che mi capita di essere invitato a cena a casa di amici dove, invece di trovare la cena pronta, trovo gli ingredienti che occorrono per prepararlo, e sono costretto a mettermi davanti ai fornelli. Questo è un piatto che si può fare anche tenendo il riso e le lenticchie separate. Con il riso e le lenticchie hai il minimo di proteine sufficienti per vivere, però hai la possibilità di speziarlo, di accompagnarlo come ti pare. Come in Sicilia usano la fresella con la caponata di verdure».

Dall’India alla Sicilia, un altro bel salto.

«Sì, e questo è un ritorno al passato, a quando ero piccolo, alle vacanze che andavo a fare in Sicilia in un faro. Mio zio era guardiano del faro del porto di Messina e tutte le estati andavo in vacanza da lui. Era un periodo splendido per me. Ricordo la sera, il tramonto del sole visto dal faro. L’allegra compagnia dei parenti che vedevo solo in estate e le cene con le freselle, delle ciambelle di pane di grano nero dure, che venivano lievemente bagnate e sopra ci si metteva di tutto: insalata, pomodori, olive, cipolle. Era una piatto unico con tutti i sapori di stagione. E cambiava ogni sera. La base era sempre la fresella, ma sopra ci si metteva la caponata fatta nei modi più disparati, proprio come nel rice & dahl. Un piatto semplice, veloce e gustoso in maniera incredibile».

 

LE RICETTE DI ENZO DECARO

Tubettoni fantasia

Rich & dahl (riso con lenticchie gialle)

Freselle con caponatina di verdure