IVA ZANICCHI: «Adoro talmente la polenta di castagne che l’ho messa come titolo al mio libro»

«Molti pensano che la polenta di castagne sia un dolce come il castagnaccio. Invece con la farina di castagne si fanno tante cose ed una è, appunto, la polenta che si prepara come quella di mais: si mette l’acqua, quando bolle si versa la farina di castagne, si gira energicamente, si mette un po’ di sale e dopo una trentina di minuti è pronta. E si continua proprio come con la polenta di mais, ovvero si rovescia sul tagliere o in un bel piatto capiente e ci si aggiungono cose salate. L’ideale per noi è la salsiccia fritta o la pancetta affumicata. Certo, sono cose pesanti, ma è il massimo del gusto. Se invece si vuole rimanere sul leggero, ci si mangia insieme la ricotta di pecora».

Iva Zanicchi, cantante e intrattenitrice televisiva, brava cuoca e buona forchetta, come dice lei stessa di sé, ama le castagne, frutto tipico delle sue parti, Ligonchio, in provincia di Reggio Emilia. «Sì perche lassù ce ne sono molte, è il frutto che ha sfamato tante generazioni prima della mia, e la polenta è un piatto che oggi facciamo magari due volte all’anno, ma che mi riporta all’infanzia, a quando mia nonna preparava dei pranzi incredibili».

Vivevate insieme?

«Sì per un periodo sì, abbiamo vissuto con i miei nonni, altri zii, una famiglia abbastanza allargata. A Ligonchio, un paese a mille metri di altezza. Mia nonna, da giovane, era stata cuoca in una grande famiglia di Genova, nobili che ricevevano anche il principe Umberto di Savoia. E lei ne andava fiera perché era una grande cuoca e ci faceva gustare dei piatti che in genere non si mangiavano in paese. In pratica grazie a lei ho da subito cominciato a gustare la cucina internazionale che ho poi incontrato andando in giro per le mie tournée all’estero. Io amo la cucina italiana, però quante buone cose ho mangiato fuori».

Ad esempio?

«Non mi prenda per snob, ma mi viene in mente una cosa buonissima che ho mangiato in Russia: il caviale rosso. Ero in giro per quel paese da un po’ di tempo e non è che avessi mangiato proprio delle prelibatezze. Il periodo per loro non era certamente ricco, per cui spesso il Borsh che non è neanche un minestrone, ma è fatto solo con cavolo e acqua. Quando finalmente arrivai a Mosca, mi invitarono i rappresentanti di un Ente di Stato, 0chiaramente, in un lussuosissimo ristorante, bello, un po’ stile anni 20, elegantissimo. Lì mi mostrarono un menù che sembrava un quadro di Picasso, era scritto in caratteri cirillici e in francese. Io cominciai a ordinare delle cose, e loro invariabilmente, con molto dispiacere mi dicevano che quel piatto quella sera non c’era. Alla fine mi portarono queste fette di pane nero con sopra del caviale rosso, che io non avevo mai visto, e che era buonissimo. Mi piacque tanto che l’ho mangiato spesso anche nei giorni successivi della tournée».

Lo si trova anche in Italia?

«Sì, certo, e spesso lo compro, anche se lo adopero solo come antipasto. Si prepara come le nostre tartine, solo che preferisco metterlo sul pane nero come fanno loro. Si spalma un po’ di burro sul pane, appunto, si versa il caviale, in abbondanza, poi una spruzzatina di limone e un po’ di pepe».

Ma a parte cose così semplici, lei cucina?

«Sì che cucino. Poco, a causa del lavoro, ma sono anche molto brava. Non vorrei apparire presuntuosa, ma credo di avere ereditato la bravura di mia nonna. Qualsiasi cosa io cucini, mi riesce bene, anche se faccio soltanto la pasta col pomodoro basilico e aglio a freddo».

Le piace ricevere, organizzare pranzi?

«Mi piace cucinare, mi piace ricevere, ma anche se non mi piacesse dovrei adeguarmi. Ho una famiglia molto numerosa, la domenica ci sono quasi sempre tutti i parenti e siamo una ventina tra fratelli e nipoti.  Quindi la domenica, le varie ricorrenze, facciamo sempre grandi tavolate. E si concludono con un altro dolce nostro tipico: la zuppa inglese, che in Emilia non manca mai quando è festa».

La zuppa inglese è un dolce emiliano?

«Sì, o almeno penso di sì, perché è la presenza di questo dolce la ricordo da sempre in tutte le occasioni di festa: matrimoni, battesimi, natale. Certo, è un dolce che ha una storia davvero singolare. In verità non so dirle perché si chiama zuppa inglese, forse per la crema colorata con l’alchermes rosso, o forse perché piaceva molto agli inglesi, ma è un dolce tipicamente italiano. Fu inventato da cuochi italiani, appunto, che avevano seguito Caterina dei Medici a Parigi quando lei diventò regina di Francia avendo sposato il conte d’Orleans. Questi si ingegnavano per fare cose sempre gradite alla loro regina e così i cuochi italiani inventarono, in Francia, per una fiorentina, un dolce dal nome inglese, che noi emiliani mangiamo in tutte le nostre feste».

 

LE RICETTE DI IVA ZANICCHI

Polenta di castagne con salsiccia

Caviale rosso su fette di pane nero

Zuppa inglese

LA BIOGRAFIA DI IVA ZANICCHI

Summary
IVA ZANICCHI: «Adoro talmente la polenta di castagne che l'ho messa come titolo al mio libro»
Article Name
IVA ZANICCHI: «Adoro talmente la polenta di castagne che l'ho messa come titolo al mio libro»
Description
Iva Zanicchi, cantante e intrattenitrice televisiva, brava cuoca e buona forchetta, come dice lei stessa di sé, ama le castagne, frutto tipico delle sue parti, Ligonchio, in provincia di Reggio Emilia. «Sì perche lassù ce ne sono molte, è il frutto che ha sfamato tante generazioni prima della mia, e la polenta è un piatto che oggi facciamo magari due volte all'anno, ma che mi riporta all'infanzia, a quando mia nonna preparava dei pranzi incredibili».
Author
Publisher Name
Andrea Face