MARINA TAGLIAFERRI: «Ho scoperto i passatelli in brodo durante la mia prima tournée teatrale»

«Quando ho scoperto che Giulia Poggi, il personaggio che interpreto in “Un posto al sole”, non sa cucinare  sono rimasta davvero delusa. Esagero, naturalmente, ma un po’ mi è dispiaciuto davvero, perché io, al contrario, sono una brava ed appassionata cuoca. Tanto appassionata che ho scritto un libro, “Un posto… a tavola – Non solo Giulia Poggi”, dove non ho pubblicato solo le ricette, ma anche un po’ di storia della nascita dei piatti di cui parlo e un po’ di ricordi della mia carriera”.

In pratica quello che facciamo noi con le nostre interviste. Ci parla dei suoi piatti preferiti?

«Il primo piatto che mi viene in mente, ad esempio, sono le spuntature di maiale, che adoro e che faccio con sugo abbondante per poi condirci o la pasta o la polenta».

Data la sua premessa, sicuramente c’è un ricordo particolare.

«Sì, ed anche un po’ buffo. Era il capodanno del 1987 e recitavo nell’Otello con Enrico Maria Salerno. Lui ha sempre amato avere ospiti e quella volta decise di invitare tutta la compagnia a passare il capodanno nella sua casa di Castelnuovo di Porto. Sua moglie Laura mi chiese di aiutarla in quell’avventura culinaria e io accettai volentieri anche perché la cucina era splendida e piena di attrezzi e pentole di ogni tipo. Una delle pietanze che cucinai furono proprio le spuntature di maiale e la cosa buffa fu che, dovendo prepararle per quindici persone, tante eravamo a tavola, la pentola era talmente alta che per girare la carne mentre si rosolava dovevo salire su una sedia e usare un mestolone da polenta. Fu veramente una sfacchinata, ma con mia grande soddisfazione tutti si leccarono i baffi».

Ad Enrico Maria Salerno piaceva avere gente in casa. E a lei? Le piace ricevere?

«Certamente. Solo che non mi posso permettere di fare cene con quindici persone, come Enrico Maria. La mia casa è molto piccola, quindi invito al massimo otto persone. Una cosa che mi piace è avere molta cura nel preparare la tavola in tutti i particolari. Così faccio i segnaposto, e poi preparo un menù a tema».

Tipo una cena tutta a base di riso?

«No, no. La cena la preparo varia, il tema è sui nomi che vengono cambiati. Ad esempio, se decidiamo di fare una cena che abbia come tema il teatro, il pollo diventa il polletto del “rione sanità”, poi c’è la torta “così è se vi pare”, insomma si scherza su queste cose, tanto per ridere un po’. Ed ho un grande quaderno dove ogni volta si scrive della cena, dei commensali, dei piatti mangiati, di cosa si è parlato. E poi vengono rigorosamente conservati i segnaposto. Mi piace molto ospitare amici, anche se ora sono impegnata e lo faccio di rado, ma quando ero un po’ piu giovincella, in questa mia casa sono passati tutti, da Vittorio Gassman a Luciano Virgilio, a Orazio Orlando, Paolo Panelli. Ma senza fare niente di eccezionale, cenette così, tanto per stare insieme».

Nessun pranzo luculliano?

«Ma no, cose davvero semplici. Pensi che quando è il periodo giusto, quello che più mi chiedono i miei amici sono i carciofi con le patate. Cosa che mi fa molto piacere perché io amo i carciofi, e particolarmente con le patate. Credo che sia un ortaggio amato dappertutto, ma particolarmente a Roma dove si fa in tanti modi».

Spuntature, carciofi, la sua è una cucina prevalentemente romana?

«Tutt’altro. Anzi le dico che una delle ricette pubblicate nel mio libro è quella dei passatelli in brodo, tipica ricetta della Romagna. La prima volta che li ho assaggiati, ho avuto la fortuna di vederli preparare proprio in una di quelle grandi cucine romagnole. E’ stato tanto tempo fa, e per me è un ricordo molto importante perché era l’epoca della mia prima tournée, quella di “Amleto” con Carmelo Bene. Avevo fatto amicizia con i tecnici, viaggiavo sempre con loro e vista la mia giovane età, mi consideravano una specie di mascotte. Girando per l’Italia approdammo a Cattolica, dove abitava la mamma del nostro fonico, Paolo, il quale, con l’ospitalità che contraddistingue i romagnoli, disse: “Andiamo tutti a mangiare i passatelli in brodo della mia mamma”. Detto e fatto! Arrivammo a casa sua, lei non si scompose per niente e cominciò a prepararli. La cosa bella fu proprio il vederli realizzare: i passatelli sono una specie di riccioli e per farli si usa uno strumento speciale. Io guardai affascinata questa signora e, naturalmente, mi feci dare la ricetta, anche se, essendo molto giovane, non ero ancora una provetta cuoca. Ma oggi i mie passatelli possono gareggiare con quelli delle romagnole che li fanno spesso e assolutamente sempre il giorno di Pasqua. E questo mi fa pensare ad un altro piatto festivo: gli struffoli».

Dalla cucina romagnola a quella napoletana.

«So di dire una cosa che molti mi contesteranno, ma sembra che gli struffoli non li abbiano inventati i napoletani. Pare che nel Golfo di Napoli ce li abbiano portati i Greci, al tempo di Partenope. E dal greco deriverebbe il nome “struffolo”: precisamente dalla parola “strongoulos”, che vuol dire arrotondato. Ma a parte queste disquisizioni, io sono legata agli struffoli perché è stata la prima cosa che, piccolissima, ho aiutato a fare a mia madre. Mi sembra ieri, quando appena appena arrivavo con il naso sul tavolo di marmo della cucina. Allora mia madre per farmi partecipare mi mise su una sedia e mi diede un po’ di impasto da lavorare. Non so cosa abbia combinato con quell’impasto, ma fin da allora gli struffoli sono il mio dolce preferito».

LE RICETTE DI MARINA TAGLIAFERRI

Spuntature di maiale

Passatelli in brodo

Struffoli

LA BIOGRAFIA DI MARINA TAGLIAFERRI

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MARINA TAGLIAFERRI: «Ho scoperto i passatelli in brodo durante la mia prima tournée teatrale»
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MARINA TAGLIAFERRI: «Ho scoperto i passatelli in brodo durante la mia prima tournée teatrale»
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La prima volta che ho assaggiato i passatelli è stato tanto tempo fa, e per me è un ricordo molto importante perché era l’epoca della mia prima tournée, quella di “Amleto” con Carmelo Bene. Li preparò la madre del nostro fonico, che ci invitò a pranzo. La cosa bella fu vederli realizzare. Io guardai affascinata questa signora e, naturalmente, mi feci dare la ricetta.
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Andrea Face