MICHELE MIRABELLA: «Non sono un grande chef, ma quando mangio sono molto esigente»

«La pasta al forno mi fa impazzire, ma non una pasta al forno qualunque, bensì quella che faceva mia madre, con la mollica di pane abbrustolita, poche polpettine, poche uova sode, poco salame, appena appena un pezzettino di mozzarella, insomma tante cose, ma non in grandi quantità, ed un buon ragù».

E’ quasi straripante nel parlare di cibo Michele Mirabella, attore, autore, conduttore televisivo e insegnante universitario. Difficilmente si riesce a frenarlo ed è inutile chiedergli un ricordo, perché arriva da solo. «La pasta al forno ben fatta, croccante », continua, e sembra quasi assaporarla, «mi ricorda l’infanzia, le gite. Perché quando si andava fuori, mia mamma preparava questo tegamone di pasta al forno che era facile da mangiare sul prato, sulla spiaggia, nei nostri contenitori, che allora non erano di plastica, ma di cartone».

Gita, quindi, era sinonimo di pasta al forno?

«Senza dubbio, ma non ci dispiaceva mica. Si mangiava con gusto, con l’obbligo tassativo di ripulire tutto il luogo dove avevamo mangiato. Perché noi siamo stati bene educati da ragazzini. Ecco, ancora oggi la pasta al forno mi fa allegria, perché mi fa venire in mente, appunto, la gita di famiglia. Poi mi piaceva moltissimo e mi piace tuttora, la carne alla pizzaiola».

D’accordo, ma quella è un’altra cosa. Restiamo alla pasta al forno. Lei la sa fare?

«Non certo come mia madre, però ho imparato, e ogni tanto mi cimento con la ricetta che mi ha dato lei, magari aiutato dalla mia governante, che sta con me da quando ero piccolo, conosce tutti i miei gusti ed è lei che abitualmente cucina in casa, visto che io in genere sono fuori per lavoro. Io cucino quando voglio fare delle cose particolari, che devono essere preparate solo ed esclusivamente come dico io».

Addirittura! Come se fosse un grande chef.

«No, non sono un grande chef, ma sono molto esigente. E’ per questo che non organizzo spesso delle cene a casa mia. Essendo assai meticoloso e di gusti raffinati, me lo dico da solo, se sono ospite potrei alzarmi indignato ed andarmene di fronte ad un accompagnamento sbagliato di un vino con un roast beef, o con una tagliata ben fatta. E quando ospito a casa mia, io non mi godo né la conversazione, né le pietanze, proprio perché ho il pensiero ad accoppiare il vino giusto al piatto che ho preparato. Insomma, per far star bene gli ospiti, io soffro».

Cosa prepara quelle rare volte che invita?

«Una cosa che so fare bene e che mi piace molto: le porc sucrè, ovvero il maiale zuccherato. Bisogna rosolare la carne di maiale, magra e spezzettata, poi si aggiungono l’ananas e i germogli di soia e si lascia rosolare e consumare, spennellando ogni tanto di aceto zuccherato. Sembra semplicissimo, ma ci vuole molta pazienza e molta attenzione. Però è un piatto eccellente».

Ci riesce difficile immaginare che sia una specialità pugliese.

«Infatti non lo è. Si tratta di un piatto cinese, e la prima volta che l’ho mangiato non ero nemmeno in Italia, bensì a New York. Era il mio primo viaggio in quella città e trovai un ristorante cinese come si deve, nel senso che vi si mangiava veramente bene. Pranzai con una splendida signora, una giornalista newyorchese, che mi tolse ogni illusione sulla possibilità di possedere New York, se non sei nato proprio a Manhattan. Invece, come dire, tutti noi che ci siamo stati anche due ore, il giorno dopo ci sentiamo padroni di New York.

Ci sono molti motivi, quindi, per non farle dimenticare questo piatto.

«Sì, come ce ne sono molti per non dimenticare una splendida canard orange, anatra all’arancia che ho mangiato sull’Orient Express, anche questa con una splendida donna, la nipote dell’ultimo imperatore vietnamita Bao Dai».

Ci spiega un po’ meglio?

«A quell’epoca facevo un programma radiofonico che si chiamava “La luna sul treno”. Aveva molto successo e involontariamente faceva molta pubblicità al treno, per cui la Compagnia Internazionale dell’Orient Express, ovvero quella che ha una rete di viaggi in treni di lusso, mi offrì un viaggio da Venezia a Londra. Ed io lì ho gustato una magnifica anatra all’arancia, in compagnia di questa splendida signora nipote dell’imperatore Bao Dai. Una donna vietnamita di bellezza rara, che faceva le promozioni dell’Orient Express. Ebbene, ricordo questo desinare sul treno, mentre la campagna francese scorreva sotto i nostri occhi, come un viaggio indimenticabile. Ma le devo dire una cosa. Il vero piatto fantastico ed irrinunciabile, condito con molto appetito, che è il migliore dei condimenti, è il pane casereccio con la mortadella tagliata sottilissima. Assolutamente non si batte».

 

LE RICETTE DI MICHELE MIRABELLA

Pasta al forno

Spezzatino di maiale zuccherato

Anatra all’arancia

LA BIOGRAFIA DI MICHELE MIRABELLA

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MICHELE MIRABELLA: «Non sono un grande chef, ma quando mangio sono molto esigente»
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MICHELE MIRABELLA: «Non sono un grande chef, ma quando mangio sono molto esigente»
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«Non sono un grande chef, ma sono molto esigente. E’ per questo che non organizzo spesso delle cene a casa mia. Perché quando ospito, io non mi godo né la conversazione, né le pietanze, in qaunto ho il pensiero ad accoppiare il vino giusto al piatto che ho preparato. Insomma, per far star bene gli ospiti, io soffro».
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Andrea Face