MIRIAM CANDURRO: «Paccheri con i gamberi è stato per anni il piatto del mio compleanno»

«Un piatto che mi piace moltissimo e al quale sono anche affezionata perché mi fa pensare alla mia infanzia, a quando ero bambina, è paccheri con i gamberi, che mia mamma mi faceva a ogni mio compleanno».

Miriam Candurro, la dolce Serena Cirillo di “Un posto al sole”, sorride mentre parla di uno dei suoi piatti preferiti. Anzi, di quello preferito in senso assoluto. E il sorriso è dovuto, naturalmente, alla dolcezza dei ricordi.

«Pensi che nel corso dell’anno mia madre non cucinava mai questo piatto, ma il giorno del mio compleanno non mancava mai. Per quanto ricordi, diciamo dai dieci anni in poi, ogni compleanno mia madre mi ha fatto sempre lo stesso piatto. Era una coccola che mi faceva perché sapeva che mi piaceva tanto. E ancora oggi, che, cucinando io, lo mangio più spesso che una volta l’anno, il suo sapore mi riporta indietro al giorno del compleanno a casa dei miei».

Quando, dopo il pranzo, seguiva la festa, naturalmente.

«Sì, ma non era proprio un festone, magari invitavo qualche amichetta per festeggiare, oppure, quando ero più grande, uscivo con gli amici, però il pranzo era qualcosa di intoccabile. Il compleanno era il pranzo, si doveva fare a casa con i miei e c’erano i paccheri con i gamberi».

Più importante il piatto che non la torta?

«Proprio così. La torta, magari, era diversa di anno in anno, seguendo i gusti che cambiavano, invece il piatto di paccheri con i gamberi rimaneva il fil rouge che ha unito tutti i miei compleanni. Ma ancora adesso, se dovessi decidere di trascorrere quella festività a casa di mia madre, lei me lo farebbe. Sono certa di questo».

In fondo si tratta di un piatto semplice.

«Sì, è semplicissimo. E forse era anche quello il motivo per cui lo ripeteva ogni anno, sapendo comunque che mi piaceva tanto: si lavorava poco per prepararlo, così poteva festeggiare anche lei, perché la festa di compleanno di una figlia è una festa anche per i genitori. Magari se mi fosse piaciuto il timballo o la lasagna, per lei sarebbe stato un po’ più problematico».

Anche il dolce lo preparava sua madre?

«A volte sì, a volte no. Quello che so per certo, in questo campo, è che non mi ha mai fatto un dolce che mi piaceva moltissimo, che faceva mia nonna e, non sapendo come si chiamava, non l’ho mangiato per tantissimi anni».

Come sarebbe?

«È proprio così. Quando mia nonna me lo preparava io ero piccolissima, per cui non ho imparato il nome. Quando mia nonna non c’era più, ogni tanto provavo a chiederlo a mia madre, ma non sapevo spiegarglielo e lei ogni volta mi dava una risposta diversa. Io dicevo “mamma è una torta col cioccolato e dei pezzi di biscotto”, e mia madre ipotizzava: “forse è il tiramisù”. Ed io: “no, non era il tiramisù. Insomma, non sono mai riuscita a farmelo preparare».

Quindi le è rimasto questo desiderio?

«No, gliel’ho detto l’ho rimangiato dopo tantissimo tempo, una decina di anni fa. E’ stato un fatto puramente casuale. Ero in un ristorante, e guardando il carrello dei dolci, mi ha incuriosito quello che non è altro che il salame di cioccolato».

Lo aveva riconosciuto?

«No, perché mia nonna lo faceva in un piatto tondo, quindi sembrava una torta. Anche per quello non riuscivo a spiegarlo a mia madre. Poi in quel ristorante ho notato questo salame di cioccolato, l’ho mangiato e immediatamente ho riconosciuto il sapore che mi ha riportato all’infanzia. Ed è stata una cosa bellissima, perché era un sapore che cercavo, ma non avendo la ricetta non ho mai provato a farlo. Sa, io non sono una che si avventura molto in cucina e prova a fare delle cose anche se non sa cucinarle, evito di sperimentare. Se ho la ricetta bene, altrimenti evito di fare pasticci».

Adesso la ricetta ce l’ha?

«Ce l’ho, ce l’ho, in tutte le varianti possibili e immaginabili».

Quindi lo prepara?

«Molto raramente, perché è di un calorico tremendo. E’ semplice perché basta sciogliere a bagnomaria il cioccolato, fondendolo con il burro sciolto. L’importante è scegliere i biscotti che restano duri pure a contatto con il morbido, ovvero la crema di cioccolato e burro, che resta morbida anche se la metti in frigo. Mia nonna metteva anche un goccio di rhum o di un liquore all’arancio, ed anche se ero piccola, la cosa non mi dava alcun fastidio».

Un’altra pietanza?

«È un piatto che io e mio marito amiamo e che puntualmente, ogni volta che andiamo a Roma, mangiamo. Un piatto che sembra semplicissimo, ma bisogna fare molta attenzione quando lo si prepara altrimenti viene malissimo».

Ovvero?

«Spaghetti cacio e pepe. Mi ricorda una delle prime gite romantiche che mio marito ed io, all’epoca fidanzati, abbiamo fatto. Eravamo, naturalmente, a Roma. Passeggiando nel centro storico, in una stradina, essendo arrivata l’ora del pranzo, siamo entrati in un ristorante, il Melarancio, che fa cucina tradizionale. Il cameriere ci ha proposto di assaggiare questo piatto tipicamente romano e a noi è piaciuto moltissimo».

Quindi avete un buon ricordo di quel ristorante?

«Sì, ma la cosa divertente è stata una volta che siamo tornati a Roma, da sposati, ed un amico che vive nella capitale un giorno ci dice “vi porto a mangiare in un ristorante dove fanno la cacio e pepe più buona di Roma”. E ci ha portati al Melarancio. Quando abbiamo visto l’ingresso mio marito ed io siamo scoppiati a ridere e abbiamo capito che la volta prima il ristorante non è che ci era piaciuto per caso».

Lei li cucina gli spaghetti cacio e pepe?

«Sì, li cucino. Tutti i piatti base della cucina romana mi piacciono molto, quindi ogni tanto li preparo. La cacio e pepe, come la carbonara, sembra un piatto molto semplice, ma richiede molta attenzione nel prepararlo, perché se diventa filante il formaggio è finita, devi buttare tutto. Io, nel preparare questo piatto mi sono applicata, ho imparato bene come si fa e ogni tanto lo cucino per la gioia di mio marito Mauro con cui ricordiamo la nostra romantica gita romana».

 

LE RICETTE DI MIRIAM CANDURRO

Paccheri con i gamberi

Salame di cioccolato

Spaghetti cacio e pepe

LA BIOGRAFIA DI MIRIAM CANDURRO