PINO INSEGNO: «Servii una pizza addosso alla ragazza che mi aveva stregato con i suoi occhi»

«Lo so che è abbastanza banale dire che l’amatriciana è il mio piatto preferito. Ma che ci posso fare, io sono romano, per cui mi piace molto e mi procura tanti ricordi. E’ un primo che adoro perché me lo faceva sempre mia madre alla quale ero, anzi sono molto legato, anche se non c’è più da qualche anno. Mia mamma, quando si accorgeva che stavo un po’ giù e voleva vedermi felice, mi preparava una bella amatriciana e io mi tiravo su, anche perché come la faceva lei non la faceva nessuno. Poi, anche se questo piatto nasce ad Amatrice, a me racconta Roma, i colori di Roma, i sapori di Roma, insomma mi racconta molto la mia città e mi ricorda mia madre in tutto e per tutto per cui è uno dei piatti che amo di più».

E lei è in grado di fare?

«Sì, certo, ma mai come lei. Ogni tanto me lo preparo, mi viene anche abbastanza bene, ma mi accontento. Mentre so fare molto bene la pizza margherita, un altro dei miei piatti preferiti. Anche se sono romano, la margherita, tipicamente napoletana, è una mia passione da sempre, ma particolarmente da quando sono stato costretto a prepararla in una pizzeria all’una di notte».

Come mai?

«A Tarquinia, una località vicino Roma, dove andavo al mare da giovane, per guadagnare un po’ di soldi per uscire con le ragazze e gli amici, facevo il cameriere in una pizzeria e la pizza che portavo di più era la margherita. Una sera che il locale stava per chiudere dissi “Io sono stanco, vado a casa”, avevo 17 anni. Mi pagavano pure poco. Il proprietario mi disse: “Guarda c’è da fare l’ultima margherita perché il cuoco se ne è andato”. “Pure! Ma io non sono capace”, protestai. E lui: “Dai, ha lasciato l’impasto pronto, falla tu, me l’ha chiesta una persona al volo”. Mi sono messo a fare la margherita, di malavoglia, naturalmente, ma tutto cambiò quando andai a servirla».

Cosa accadde?

«Al tavolo c’era una ragazza bellissima, di sedici anni, con la mamma. Portando la margherita, guardarla e innamorarmi di lei fu un attimo. Non riuscivo a staccare lo sguardo, tanto che quando arrivai al tavolo la pizza mi scivolò dal piatto e cascò sulla tovaglia. Io ero imbarazzatissimo, prima restai impalato, poi cominciai a profondermi in scuse. La madre, invece, scoppiò a ridere e mi disse di non preoccuparmi: “Basta che porta dei coltelli ben affilati così riusciamo a tagliare anche sulla tovaglia”, disse scherzando. Mi ricordo tutto così intensamente perché rimasi come uno scemo attaccato allo sguardo della ragazza, con la quale poi il giorno dopo uscii e andammo al cinema. Per cui non solo la margherita è uno dei miei piatti preferiti da sempre, ma è anche legata ad un colpo di fulmine forsennato. Fu una cosa bellissima perché lavorando per pagarmi gli sfizi incontrai una ragazza meravigliosa che ancora oggi ho negli occhi».

La storia è durata?

«Sì, è durata l’estate, finché siamo stati a Tarquinia. A settembre, ci siamo visti un po’ a Roma, poi ognuno è andato per la sua strada. Però mi è rimasta nel cuore per cui ogni volta che mangio la margherita, a casa o in pizzeria, ci ripenso. Sembrava una scena di un film: io che arrivo, lei che alza lo sguardo, io che rimango bloccato, questa pizza che casca sul tavola, la madre che fa la battuta per stemperare il momento di tensione».

In qualche modo davanti ai fornelli ci sa stare. Organizza mai delle cene?

«Difficilmente, perché tutti sanno che non sono un gran cuoco e so fare poche cose. Però una volta che volevo fare bella figura ho invitato alcuni amici a cena a mangiare il rombo con le patate, un altro piatto che amo molto. Loro mi hanno chiesto: “Ma chi cucina?”. Ho risposto: “Io, solo che dovete avere un po’ di pazienza quando arrivate perché devo farlo al momento, quindi sono costretto a trascurarvi. La cucina dava sulla strada, era un primo piano e c’era un ristorante vicino. Al momento giusto, dalla finestra, mi sono fatto passare la teglia con il rombo e le patate e l’ho messa nel forno. Per rendere più credibile il tutto ho chiamato un paio di loro dicendo che mi serviva qualcosa, così mi hanno visto indaffarato: ho sfilato il rombo, ho mischiate le patate, e loro si sono convinti che avevo cucinato io. Ho ricevuto tanti complimenti che non riceverei neanche adesso che il rombo lo so fare veramente».

 

LE RICETTE DI PINO INSEGNO

Bucatini all’amatriciana

Pizza margherita

Rombo con patate

LA BIOGRAFIA DI PINO INSEGNO

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PINO INSEGNO: «Servii una pizza addosso alla ragazza che mi aveva stregato con i suoi occhi»
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PINO INSEGNO: «Servii una pizza addosso alla ragazza che mi aveva stregato con i suoi occhi»
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A Tarquinia, vicino Roma, per guadagnare un po’ di soldi, facevo il cameriere in una pizzeria e la pizza che portavo di più era la margherita. Ad un tavolo dove dovevo servirla c’era una ragazza bellissima, di sedici anni, con la mamma. Guardarla e innamorarmi di lei fu un attimo. Non riuscivo a staccare lo sguardo, tanto che quando arrivai al tavolo la margherita mi scivolò dal piatto e cascò sulla tovaglia.
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Andrea Face