PINO INSEGNO: «Servii una pizza addosso alla ragazza che mi aveva stregato con i suoi occhi»

Di   maggio 10, 2017

Giuseppe Insegno, detto Pino nasce a Roma il 30 agosto 1959. Attore di formazione teatrale, campo nel quale è attivo sin dal 1981, cominciando la sua avventura artistica fondando l’Allegra Brigata con altri 9 colleghi, tra i quali Roberto Ciufoli e Francesca Draghetti. Con questi due, ai quali si aggiunge Tiziana Foschi, costituisce, nei tardi anni ottanta, il quartetto comico “Premiata Ditta” che ottiene innumerevoli successi in televisione e in teatro, con un’unica incursione nel cinema: il film del 1995 L’assassino è quello con le scarpe gialle. In Rai, con la Premiata Ditta, Insegno partecipa alle trasmissioni “Pronto, chi gioca?” e “Pronto, è la Rai?” che saranno il trampolino di lancio del quartetto comico verso la popolarità. Successivamente i quattro partecipano a numerose trasmissioni per le reti RAI tra cui “Jeans 2” e “Chi tiriamo in ballo”, mentre nei primi anni novanta seguono “E saranno famosi” e “Ricomincio da due” entrambi in onda su Rai 2. In seguito sono nel cast de “I cervelloni” condotto da Paolo Bonolis su Rai 1, e di “Vita da cani” in onda su Rai 2. Nel 1996 il quartetto va in Mediaset partecipando a “Buona domenica” e “Campioni di ballo” su Canale 5, condotte da Amadeus e Lorella Cuccarini, ma la vera popolarità arriva in prima serata su Canale 5 dapprima con la sit-com “Finché c’è ditta c’è speranza” e poi con le trasmissioni “Premiata Teleditta”, “Telematti” e “Oblivious” da loro condotte. Nel gennaio 2004 torna in RAI, stavolta senza la Premiata Ditta, per condurre in prima serata su Rai 2 “Compagni di squola”. Successivamente ha fatto parte del cast della sit-com “Lo zio d’America”, insieme a Christian De Sica, trasmessa in prima serata su Rai 1 per quattro puntate nella primavera 2005. Nell’autunno 2005 è ancora a Mediaset, per ripresentare lo show “Premiata Teleditta”, che diventa l’ultimo spettacolo del gruppo che si scioglie nel 2006. A questo punto Pino Insegno alterna le sue attività di attore e di doppiatore a quella di conduttore televisivo. Tra i programmi di cui è alla guida: “Il mercante in fiera” su Italia 1, “Reazione a catena – L’intesa vincente”, su Rai 1, e diverse edizioni dello Zecchino d’oro. In questo stesso periodo è intensa la sua attività di doppiatore e presta la voce anche a vari personaggi dei cartoni animati, tra cui il barista Boe Szyslak in sostituzione di Mino Caprio e Ned Flanders in sostituzione di Teo Bellia nella serie animata de I Simpson. Dal 2005 è anche la voce del personaggio Stan Smith nella versione italiana del cartone American Dad! creato da Seth MacFarlane (il padre de I Griffin).
Intensa anche l’attività teatrale che lo vede quest’anno impegnato nello spettacolo “Ed ecco a voi… Pino Insegno”.
È sposato con l’attrice Alessia Navarro. Ha tre figli, Matteo, Francesco e Alessandro. I primi due avuti dall’ex moglie Roberta Lanfranchi ed il terzo dall’attuale moglie Alessia Navarro.

 
L’INTERVISTA

«Lo so che è abbastanza banale dire che l’amatriciana è il mio piatto preferito. Ma che ci posso fare, io sono romano, per cui mi piace molto e mi procura tanti ricordi. E’ un primo che adoro perché me lo faceva sempre mia madre alla quale ero, anzi sono molto legato, anche se non c’è più da qualche anno. Mia mamma, quando si accorgeva che stavo un po’ giù e voleva vedermi felice, mi preparava una bella amatriciana e io mi tiravo su, anche perché come la faceva lei non la faceva nessuno. Poi, anche se questo piatto nasce ad Amatrice, a me racconta Roma, i colori di Roma, i sapori di Roma, insomma mi racconta molto la mia città e mi ricorda mia madre in tutto e per tutto per cui è uno dei piatti che amo di più».

E lei è in grado di fare?

«Sì, certo, ma mai come lei. Ogni tanto me lo preparo, mi viene anche abbastanza bene, ma mi accontento. Mentre so fare molto bene la pizza margherita, un altro dei miei piatti preferiti. Anche se sono romano, la margherita, tipicamente napoletana, è una mia passione da sempre, ma particolarmente da quando sono stato costretto a prepararla in una pizzeria all’una di notte».

Come mai?

«A Tarquinia, una località vicino Roma, dove andavo al mare da giovane, per guadagnare un po’ di soldi per uscire con le ragazze e gli amici, facevo il cameriere in una pizzeria e la pizza che portavo di più era la margherita. Una sera che il locale stava per chiudere dissi “Io sono stanco, vado a casa”, avevo 17 anni. Mi pagavano pure poco. Il proprietario mi disse: “Guarda c’è da fare l’ultima margherita perché il cuoco se ne è andato”. “Pure! Ma io non sono capace”, protestai. E lui: “Dai, ha lasciato l’impasto pronto, falla tu, me l’ha chiesta una persona al volo”. Mi sono messo a fare la margherita, di malavoglia, naturalmente, ma tutto cambiò quando andai a servirla».

Cosa accadde?

«Al tavolo c’era una ragazza bellissima, di sedici anni, con la mamma. Portando la margherita, guardarla e innamorarmi di lei fu un attimo. Non riuscivo a staccare lo sguardo, tanto che quando arrivai al tavolo la pizza mi scivolò dal piatto e cascò sulla tovaglia. Io ero imbarazzatissimo, prima restai impalato, poi cominciai a profondermi in scuse. La madre, invece, scoppiò a ridere e mi disse di non preoccuparmi: “Basta che porta dei coltelli ben affilati così riusciamo a tagliare anche sulla tovaglia”, disse scherzando. Mi ricordo tutto così intensamente perché rimasi come uno scemo attaccato allo sguardo della ragazza, con la quale poi il giorno dopo uscii e andammo al cinema. Per cui non solo la margherita è uno dei miei piatti preferiti da sempre, ma è anche legata ad un colpo di fulmine forsennato. Fu una cosa bellissima perché lavorando per pagarmi gli sfizi incontrai una ragazza meravigliosa che ancora oggi ho negli occhi».

La storia è durata?

«Sì, è durata l’estate, finché siamo stati a Tarquinia. A settembre, ci siamo visti un po’ a Roma, poi ognuno è andato per la sua strada. Però mi è rimasta nel cuore per cui ogni volta che mangio la margherita, a casa o in pizzeria, ci ripenso. Sembrava una scena di un film: io che arrivo, lei che alza lo sguardo, io che rimango bloccato, questa pizza che casca sul tavola, la madre che fa la battuta per stemperare il momento di tensione».

In qualche modo davanti ai fornelli ci sa stare. Organizza mai delle cene?

«Difficilmente, perché tutti sanno che non sono un gran cuoco e so fare poche cose. Però una volta che volevo fare bella figura ho invitato alcuni amici a cena a mangiare il rombo con le patate, un altro piatto che amo molto. Loro mi hanno chiesto: “Ma chi cucina?”. Ho risposto: “Io, solo che dovete avere un po’ di pazienza quando arrivate perché devo farlo al momento, quindi sono costretto a trascurarvi. La cucina dava sulla strada, era un primo piano e c’era un ristorante vicino. Al momento giusto, dalla finestra, mi sono fatto passare la teglia con il rombo e le patate e l’ho messa nel forno. Per rendere più credibile il tutto ho chiamato un paio di loro dicendo che mi serviva qualcosa, così mi hanno visto indaffarato: ho sfilato il rombo, ho mischiate le patate, e loro si sono convinti che avevo cucinato io. Ho ricevuto tanti complimenti che non riceverei neanche adesso che il rombo lo so fare veramente».

 

LE RICETTE DI PINO INSEGNO

Bucatini all’amatriciana

Pizza margherita

Rombo con patate