SEBASTIANO SOMMA: «Per fortuna ho fatto il militare a Palermo: lì ho imparato a preparare i cannoli»

«Quando si sta per molto tempo a lavorare lontano da casa, ci si stanca di andare sempre nei ristoranti e allora viene voglia di organizzarsi in qualche modo per mangiare in maniera diversa. Ed è stato proprio in una di queste occasioni che un mio amico tecnico ed io, mentre giravamo non ricordo più quale film, adoperando una cucina da campeggio, abbiamo inventato il risotto mela e salsiccia».

Sebastiano Somma, attore di fiction televisive e di teatro, mostra non solo di essere un provetto cuoco, ma addirittura un creativo davanti ai fornelli. «Beh, non esageriamo», si schernisce. «Quella volta fu un caso, e poi fu una creazione comune. In fondo è una ricetta nata per gioco, all’inizio pensavamo quasi fosse assurdo, poi ragionandoci abbiamo concluso che potevamo fare l’esperimento».

Ce lo spiega?

«E’ semplice. Da una parte si mette a bollire l’acqua e si fa il brodo di carne. In un altro tegame, abbastanza capiente, si soffrigge la salsiccia dopo averle tolto l’involucro di pelle e averla sbriciolata. La si fa stare nell’olio caldo per due o tre minuti. A parte si taglia a pezzetti la mela, preferibilmente il tipo golden (quella con la buccia gialla) e appena la salsiccia è rosolata, si versa man mano nel tegame e si gira. Ogni tanto si aggiunge un po’ del brodo che abbiamo fatto e quando tutto è ben amalgamato si versa il riso, aggiungendo sempre man mano il brodo. Non c’è bisogno di aggiungere né formaggio né altro, ma, se piace, solo un po’ di pepe».

Che accoglienza ebbe questo risotto sul set?

«Al momento nessuna, perché l’avevamo fatto per pochi intimi. Il problema fu che quei pochi che l’avevano assaggiato ne parlarono in giro, e alla fine fummo costretti a rifarlo più di una volta. In effetti questo gusto rustico dolce della mela con la salsiccia è squisito e devo dire che lo ripropongo spesso quando ho amici a cena, riscuotendo sistematicamente un notevole successo».

Quindi lei cucina abitualmente?

«In verità ora non più abitualmente. Una volta sì. Ho vissuto da solo per tanti anni, quindi cucinavo spesso, mica potevo andare sempre al ristorante. E non mi limitavo a cucinare per necessità, preparavo anche le cene per i miei amici. Ero talmente abituato a stare davanti ai fornelli che vinsi anche un premio in una gara facendo una zuppa con ceci e pistacchi. La ricetta? No, anche quella fu un’invenzione del momento, non la ricordo assolutamente. Adesso, però, non cucino più tanto, sia per mancanza di tempo, sia perché se ne occupa mia moglie. E’ brava, e ama preparare le cose che sa che mi piacciono molto»

Ad esempio?

«Le castagne lesse, che sono semplici da cucinare, ma si impiega molto tempo per pulirle, per togliere la buccia. E’ una cosa che adoro e che collego molto all’infanzia e a mio padre, perché le preparava lui e con molta cura. Non è che mio padre fosse abituato a cucinare, ma quello delle castagne era per lui quasi un rito. Quando le giornate erano fredde e non tutte le stanze erano ben riscaldate, mio padre ci preparava queste castagne lesse, cotte con l’alloro, e ce le serviva a colazione. Ricordo che si sedeva al tavolo in cucina, le sbucciava una ad una, con molto amore, e le metteva a lessare. In casa si sprigionava questo profumo nell’aria e ci sembrava che tutte le stanze improvvisamente fossero calde, diventava un quadro familiare molto intimo».

Che sua moglie ogni tanto le ripropone?

«No, mia moglie ogni tanto mi prepara le castagne, ma quella che era l’atmosfera di allora cerco di ricrearla io, qualche volta, quando vado a Castellammare di Stabia, il mio paese di origine. Papà, purtroppo, non c’è più, ma c’è mia madre, e a lei chiedo di aiutarmi a rifarle. Proprio perché in quella casa mi aiuta a respirare di nuovo quell’atmosfera».

Un piatto che invece fa da solo?

«E’ una cosa che mi riporta all’epoca in cui facevo il militare. Io ho fatto a Palermo quello che si chiamava il CAR, ovvero i primi mesi di addestramento. E ricordo che quando uscivo dalla caserma l’unico mio appuntamento o, almeno, il più importante, era con i cannoli siciliani preparati al momento. Se la ricotta sta troppo tempo nel cannolo, infatti, la sfoglia si inumidisce e non è più croccante, quindi è meglio mettere la ricotta al momento. E c’era questa pasticceria dove per la farcitura dei cannoli avevano dei bidoni di plastica colmi di ricotta dove ho sempre sognato di tuffarmi. Mi sono limitato a farmi dire bene come preparare l’impasto per poterli rifare e ancora oggi, ogni volta che li mangio, penso che i cannoli siciliani hanno addolcito il percorso del mio servizio militare».

 

LE RICETTE DI SEBASTIANO SOMMA

Risotto con mele e salsicce

Castagne bollite

Cannoli siciliani

LA BIOGRAFIA DI SEBASTIANO SOMMA

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SEBASTIANO SOMMA: «Per fortuna ho fatto il militare a Palermo: lì ho imparato a preparare i cannoli»
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SEBASTIANO SOMMA: «Per fortuna ho fatto il militare a Palermo: lì ho imparato a preparare i cannoli»
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Se la ricotta sta troppo tempo nel cannolo, la sfoglia si inumidisce e non è più croccante, quindi è meglio metterla al momento. E c’era questa pasticceria dove per la farcitura dei cannoli avevano dei bidoni di plastica colmi di ricotta dove ho sempre sognato di tuffarmi. Mi sono limitato a farmi dire bene come preparare l’impasto per poterli rifare.
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Andrea Face