ELEONORA PEDRON: «Mia nonna faceva una crostata da urlo grazie ad un ingrediente segreto»

«Se penso alla cucina mi viene in mente mia nonna Bertilla, la madre di mia madre, che era fortissima sulla cucina tradizionale» dice subito Eleonora Pedron. «Quindi faceva la pasta, la lasagna, gli arrosti e dolci tipo zuppe inglesi, tiramisù, ma soprattutto una crostata con la marmellata di albicocche pazzesca».

Questo è il primo ricordo di Eleonora Pedron, che ogni domenica pomeriggio appare sorridente al tavolo degli ospiti fissi, di “Quelli che il calcio”, lo storico programma di Rai 2 condotto da Luca e Paolo con Mia Ceran.

«In verità io non mi intendo tanto di calcio, anche se seguo la Juventus», precisa Eleonora, «ma lì, comunque, non hanno bisogno di una figura tecnica», precisa, «perché il tavolo è già pieno di persone competenti in materia, il mio è un ruolo molto ironico. Sono una che si prende molto in giro».

In Tv si prenderà anche in giro, ma nella vita privata Eleonora è impegnata come giornalista collaborando a “MonteCarloTimes” dove si occupa di attualità monegasca, e con il bimestrale Vision 3.0, una rivista italiana scritta in inglese che parla di moda. Come se non bastasse, per Apepazza, un’azienda che fa calzature e borse, ha creato una linea di scarpe per la collezione primavera estate 2019 ed ora sta preparando la collezione autunno inverno 2019. Ma ritorniamo alla crostata di albicocche.

«Era buonissima», assicura Eleonora, «perché la faceva bella alta, ma non era pesante e tu ne mangiavi un pezzetto e ti veniva voglia di un altro pezzetto, e poi un altro e un altro ancora. Aveva un ingrediente particolare, ma non so quale, perché nonna Bertilla non ha mai svelato le sue ricette a nessuno. Io e i miei cugini aspettavamo con l’acquolina in bocca che uscisse questa crostata dal forno».

Lei e i suoi cugini? Quindi la faceva in occasioni particolari?

«Tutte le domeniche. Una volta c’era questa abitudine di riunirsi la domenica e noi andavamo tutti a trascorrere la giornata a casa dei nonni, c’era il ritrovo di famiglia, di parenti».

Famiglia numerosa?

«Direi proprio di sì visto che mia madre era la prima di dieci figli. Vivevamo in provincia di Padova, ma a pochi chilometri di distanza e la domenica si andava tutti da lei. Ed era una giornata felice, che piaceva a tutti. Mi ricordo il divertimento, la spensieratezza, le risate che sentivo in cucina tra tutti i miei zii e mio padre che si ritrovavano e parlare tra di loro. Io che giocavo con i miei cugini. Un periodo molto bello che è durato fino all’adolescenza».

E sua nonna preparava questa crostata enorme per tutti. Anche lei la fa?

«La crostata la faccio, perché anche i miei bambini la mangiano con piacere, però non riesco assolutamente a farla come quella della nonna perché non conosco l’ingrediente segreto. Lei non ha mai voluto svelare i segreti della sua cucina».

Ha detto fino all’adolescenza. Quindi non ha altri ricordi di piatti domenicali?

«Sì che li ho. Uno in particolare: le tagliatelle che faceva mia mamma con i funghi. Lei faceva la pasta in casa, aveva la macchinetta e le tirava proprio sottili. Ma le cose che rendevano irresistibile questo piatto era la mano di mia madre e la mano di mio padre, perché mia madre faceva le tagliatelle, ma i funghi del sugo erano quelli che raccoglieva mio papà».

Ed anche questo era un piatto domenicale?

«Sì, perché papà, per lavoro, raramente era a pranzo a casa e se qualche volta capitava doveva riuscire presto. Invece la domenica era il giorno in cui ci sedevamo tutti insieme a tavola e arrivavano le tagliatelle con i funghi. Era un modo di dire: “oggi siamo in festa”».

Domanda di prammatica. Lei le fa le tagliatelle con i funghi?

«Le tagliatelle non le faccio io, le compro. Non ho mai imparato a fare la pasta in casa. Ed anche i funghi li compro, però cucino le tagliatelle con il sugo di funghi. Certo, c’è una bella differenza, perché la pasta non è fatta da mia madre e i funghi non sono raccolti da mio padre, però quando la preparo, mi ricordo di quelle giornate, di quei momenti di serenità».

Che non sono durati a lungo?

«Purtroppo sono finiti presto. Mio papà è scomparso quando avevo venti anni, quindi è cominciata un’altra fase della mia vita. Ora c’è un piatto che amo, ma non mi evoca ricordi lontani, perché non lo hanno mai fatto né mia nonna, né mia madre. È un piatto che ho conosciuto casualmente e che mi fa pensare ai pranzi con i miei figli».

Di cosa si tratta?

«Del gattò di patate. È una pietanza che non fanno al nord e che non trovi certo nei menu dei ristoranti, per cui non l’avevo mai mangiata. La prima volta che ho assaggiato il gattò è stato a casa di amici. L’ho trovato delizioso ed anche molto pratico e lo faccio spesso. È un piatto unico, perché con le patate si mettono le uova, il latte, il prosciutto cotto, il parmigiano la scamorza, il fior di latte, il pangrattato, il burro».

Con tutti questi ingredienti non ci sembra tanto pratico.

«È vero, però lo si può preparare in anticipo. Si impasta tutto e si mette in frigorifero. Poi, al momento di andare a tavola, anzi un po’ prima, si mette al forno. Ecco perché lo considero anche pratico. Se hai degli ospiti, lo prepari prima e pulisci la cucina. Quando arrivano i commensali, lo inforni e ti dedichi a loro in attesa che sia pronto. Una cosa eccezionale».

 

LE RICETTE DI ELEONORA PEDRON

Crostata di albicocche

Tagliatelle ai funghi

Gattò di patate

LA BIOGRAFIA DI ELEONORA PEDRON

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ELEONORA PEDRON: «Mia nonna faceva una crostata da urlo grazie ad un ingrediente segreto»
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ELEONORA PEDRON: «Mia nonna faceva una crostata da urlo grazie ad un ingrediente segreto»
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«Nel suo dolce metteva qualche cosa di particolare, ma non so cosa, perché nonna Bertilla non ha mai svelato le sue ricette a nessuno. Io e i miei cugini aspettavamo con l’acquolina in bocca che uscisse questa crostata dal forno».
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Andrea Face