IVA ZANICCHI: «Adoro talmente la polenta di castagne che l’ho messa come titolo al mio libro»

Iva Zanicchi, cantante e intrattenitrice televisiva, brava cuoca e buona forchetta, come dice lei stessa di sé, ama le castagne, frutto tipico delle sue parti, Ligonchio, in provincia di Reggio Emilia. «Sì perche lassù ce ne sono molte, è il frutto che ha sfamato tante generazioni prima della mia, e la polenta è un piatto che oggi facciamo magari due volte all’anno, ma che mi riporta all’infanzia, a quando mia nonna preparava dei pranzi incredibili».

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MARINA GIULIA CAVALLI: «A otto anni facevo gli gnocchi con nonna Elsa»

Magari non impastavo, perché non avevo neanche la forza per farlo adeguatamente, però lei, per farmi partecipe, mi dava un po’ di impasto già lavorato ed e io mi divertivo a proseguire, soprattutto mi divertivo a sporcarmi con la farina. Poi facevamo i rotolini e a quel punto anche io, con il coltello, tagliavo tanti piccoli pezzettini e quindi facevo le striature con la forchetta. Striature che non venivano tanto bene, ma lei pazientemente aggiustava il tiro».

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PAOLA PEREGO: «Durante la prima gravidanza ho mangiato tortellini in brodo tutti i giorni»

Non so come mai. Forse fu la prima voglia che mi venne e, avendola soddisfatta, continuai. Così mangiavo tortellini tutti i giorni, a pranzo e a cena. E qualche volta facevo anche il bis, insomma li mangiavo come primo e come secondo. In quel periodo ingrassai trenta chili. E i tortellini mi piacciono ancora oggi, anche crudi.

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MICHELA ANDREOZZI: «Per colpa degli uomini odiavo i tagliolini con gamberetti e zucchine»

In un certo periodo tutti gli uomini che incontravo, per fare colpo, mi dicevano: “Ti invito a cena, cucino io”. E tiravano fuori sto piatto di tagliolini, gamberetti e zucchine. Era un classico di qualunque invito senza futuro. Qualche volta che ho mangiato i tagliolini davvero buoni ho pensato di far parte di una lunga lista di conquiste.

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CARLOTTA NATOLI: «A Napoli, a sette anni, ho mangiato la prima volta il souté di cozze e vongole»

«Ero con mio zio Antonio e una sua fidanzata e stavamo andando alle isole Eolie. Arrivati a Napoli, stavamo andando a prendere il traghetto, ma fummo sorpresi da un temporale mostruoso. Per ripararci, si era fatta ora di pranzo, entrammo in un ristorante dove per la prima volta in vita mia mangiai un souté di cozze e vongole. Era caldo, piacevole, e c’era il gusto di mangiare con le mani, senza posate. Una vera goduria per una bambina di sette anni».

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CESARE BOCCI: «Con Zingaretti, spaghetti alle vongole alle otto del mattino»

Quando si gira, la sveglia al mattino suona molto presto, perché devi andare sul set, truccarti, indossare gli abiti di scena. Insomma, alle otto e tre quarti sei sveglio già da un bel po’ di tempo, per cui mangiare spaghetti con le vongole non era davvero un problema. Luca Zingaretti ed io stavamo in questa trattoria, che era vera, mangiavamo questi spaghetti, molto buoni, e ridevamo come pazzi dicendoci: “Ma ci pagano anche”.

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VERONICA MAYA: «A Pasqua non posso rinunciare alla pastiera napoletana»

Sono nata in una famiglia di ristoratori, quindi ho imparato a cucinare da piccola e mia nonna Marcella mi ha insegnato a fare la pastiera. Ricordo che preparava l’impasto in un recipiente di ceramica bianco e verde. Mescolava tutto a mano: il grano spugnato, la ricotta, lo zucchero, le uova. Io la guardavo ammirata e guardando guardando ho imparato a farla.

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