VANESSA GRAVINA: «Cucino solo se devo mangiare in compagnia, e prediligo la pasta»

«Sono milanese, ed è quindi normale che uno dei miei piatti preferiti sia il risotto», dice Vanessa Gravina. «So farlo molto bene, ma devo ammettere che non ho imparato a farlo a Milano, bensì a Roma, da un mio ex fidanzato che ha avuto diversi ristoranti. Un grandissimo cuoco. Mi insegnò lui a fare il risotto, un romano doc».

Esordisce divertita Vanessa Gravina, attrice, che da lunedì 10 vediamo tutti i pomeriggi su Rai 1 nella terza serie de “Il paradiso delle signore”, un esperimento voluto dal direttore di Rai 1 Angelo Teodoli, dalla direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta e dal produttore Giannandrea Pecorelli di Aurora TV. In seguito al successo delle prime due serie della fiction, andate in prima serata, è nata l’idea di proporre ogni pomeriggio 40 minuti per 180 puntate, dal lunedì al venerdì, alle 15.30, questo viaggio con tante nuove storie e un cast quasi totalmente rinnovato nel quale è entrata con un ruolo principale Vanessa Gravina, alla quale abbiamo chiesto di parlarci dei suoi piatti preferiti, di cosa le ricordano e di come li cucina. E Vanessa ci ha subito stupito dicendoci che lei, milanese, ha imparato a fare il risotto da un fidanzato romano. «Era il classico risotto con lo zafferano – dice – poi ovviamente mi sono specializzata e posso dire che lo faccio in tanti modi, con il radicchio, con radicchio e provola, che è una cosa meravigliosa, ai quattro formaggi, ma soprattutto con gli asparagi».

E il risotto è il suo piatto preferito?

«Certamente è un primo che mi piace molto, ma devo dire che ormai mi sono specializzata nelle paste. Tutto è cominciato dai bucatini all’amatriciana».

Visto che il risotto glielo ha insegnato un romano, i bucatini alla amatriciana non è che glieli ha insegnati uno di Bolzano?

«No, era di Brunico. Scherzo. L’amatriciana ho imparato a farla proprio io. Diciamo che sono stata quasi autodidatta. I primi anni che stavo a Roma per me questo piatto era il massimo della vita perché a Milano non è che lo mangi tanto. Un giorno ho chiesto proprio all’oste vicino casa: “mi dici come fai questi bucatini?”. Lui mi ha spiegato tutto, poi mi ha fatto una proposta: “una volta, se vuoi, vieni a vedere mia madre che cucina”. Sa quei ristoranti a gestione familiare? Bene, una sera mi sono messa lì e ho visto sua madre che preparava questa cosa per me megagalattica, poi ci sono andata una seconda volta, mi ci sono messa d’impegno e ho imparato a fare dei bucatini all’amatriciana eccezionali».

Le piace cucinare?

«Mi rilassa molto, ma non cucino mai per me sola. Io mi accontento di una minestrina, due uova alla coque E se non mi va di fare neanche questo un bel po’ di formaggio fresco spalmato sul pane e sono a posto».

Quindi è anche un fatto di pigrizia?

«Altroché è proprio pigrizia. Ma non solo. Vede, io non sono proprio una che si può definire un’appassionata di cucina, però mi rilassa e soprattutto lo cucino come un atto d’amore per altri. Il vero amante del cibo cucina anche solo per se stesso, io, invece, il cibo lo considero come quello che facciamo nel teatro, ovvero ogni cosa deve essere fatta per il pubblico. Per me la cucina deve essere un qualcosa di dedicato. Non te la puoi suonare e cantare da sola, almeno dove c’è creatività, e nella cucina c’è creatività. Quindi devo avere il mio pubblico. Se sono da sola va bene anche l’uovo alla coque. Se devo cucinare deve esserci condivisione, devo farlo per altri, per la persona cui voglio bene, per i parenti, per un’amica».

E per chiunque cucina, predilige la pasta?

«Sì, decisamente, anche perché non amo mangiare animali, figuriamoci cucinarli. La carne, il pesce… lasciamo perdere, mi dà fastidio. Non sono vegetariana, però… Quindi scelgo cose un po’ soft. E la pasta, che io adoro, perché adoro i carboidrati, è una cosa che faccio spesso. Ma la faccio in maniera semplice, sciuè sciuè, con il pomodorino, un soffritto leggero leggero, col fuoco a bassissima temperatura. Niente di complicato».

Una sua specialità?

«Spaghetti con un sughetto che ho inventato tempo fa, all’impronta, per una cena imprevista, ma per me molto importane».

Chi erano quasti ospiti inattesi?

«I miei genitori. Non ci vedevamo da diverso tempo perché ero stata parecchio impegnata con “Il piacere dell’onestà”, l’opera di Luigi Pirandello messa in scena con la regia di Liliana Cavani, che interpretavo con Geppy Gleijeses e che riprenderemo a maggio al Teatro Carignano di Torino. Ero di passaggio per Roma e mi sentii telefonicamente con mio padre che espresse il desiderio suo e di mia madre, di incontrarmi. Dovendo ripartire il giorno dopo, non c’era altra possibilità che invitarli a cena».

E si inventò questi spaghetti conditi come?

«Alici e bottarga. Un sughetto che da allora faccio spesso. Preparo un po’ di soffritto molto semplice, e vi metto a cuocere alici e bottarga. Prima di spegnere il fuoco spargo una spruzzata di pangrattato con un po’ di capperi, che esaltano tutto. Proprio una cosa mediterranea, molto semplice, che piace a me, al mio consorte e soprattutto entusiasmò mio padre. Poi portai in tavola un’altra mia specialità. Un’insalata a modo mio».

Ovvero?

«Ne faccio diverse, meravigliose, con dei mix. Nella verdura inserisco la frutta, che lega bene. Poi metto le noci e un altro ingrediente che amo molto, che ho scoperto da poco, l’uvetta, che all’interno delle insalate è meravigliosa. Per condirla preparo una salsetta con olio, niente aglio perché mio marito è allergico, pasta d’acciughe e una puntina di limone. E anche grazie a questa insalata la cena con i miei genitori fu un vero successo».

 

LE RICETTE DI VANESSA GRAVINA

Risotto agli asparagi

Bucatini all’amatriciana

Spaghetti con alici e bottarga

LA BIOGRAFIA DI VANESSA GRAVINA

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VANESSA GRAVINA: «Cucino solo se devo mangiare in compagnia, e prediligo la pasta»
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VANESSA GRAVINA: «Cucino solo se devo mangiare in compagnia, e prediligo la pasta»
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«Per me la cucina deve essere un qualcosa di dedicato. Non te la puoi suonare e cantare da sola, almeno dove c’è creatività, e nella cucina c’è creatività. Quindi devo avere il mio pubblico. Se sono da sola va bene anche l’uovo alla coque. Se devo cucinare deve esserci condivisione, devo farlo per altri, per la persona cui voglio bene, per i parenti, per un’amica».
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Andrea Face